Era nel mio destino…

 

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Sapevo che questo sarebbe stato il mio destino.
Allenamenti, partite, vittorie, sconfitte, rigori dati e non dati, rigori sbagliati.
Avere un figlio maschio mi avrebbe portata senza ombra di dubbio nel mondo del calcio.
E così è stato.
Io, però, ho una grandissima fortuna. A me il calcio piace e lo seguo da tifosa. Ho respirato il profumo del calcio fin da piccola.
Mio papà ha sempre giocato, ha militato anche in serie B, ed io e mia mamma, la domenica pomeriggio, lo seguivamo sui campi da calcio disseminati per la Pianura Padana e oltre.

Questa passione è stata trasmessa anche a lui, al mio ometto, lui che adesso gioca nei pulcini di una squadra locale.

Gioca in attacco, è bravo, ci prende e in squadra l’hanno soprannominato il BOMBER.
Insomma…sono la mamma di un Bomber!!
No, niente di più sbagliato.

Io appartengo alla categorie delle mamme “disfattiste”, quelle che cercano di tenere i figli con i piedi ben ancorati al terreno.

Quando un genitore, infatti, iscrive alla scuola calcio il proprio figlio, subisce una mutazione genetica.

I papà diventano automaticamente tutti CT della Nazionale.

A bordo campo li senti urlare consigli tecnici di ogni genere non solo al figlio, ma anche ai compagni, presi da una trans sportiva senza pari, con la conseguenza di mandare in confusione i bambini che non sanno più a chi dare retta.

Ascolto il mister? Ascolto il papà? Ascolto il papà del mio amico?

Le mamme, invece, pur non capendo, in alcuni casi, neppure la differenza tra un rigore e un calcio d’angolo, sono tutte convinte di aver dato alla luce il nuovo Maradona del terzo millennio.

Esultano al minimo passaggio corretto che fa il figlio e se, anche per puro caso, per sbaglio o per un rimpallo, fanno goal esultano applaudendo ed urlando a squarciagola.

Si beano di questi successi sportivi commentando con le altre mamme il numero dei goal segnati “in questo campionato”, il numero delle partite giocate, il numero di quelle vinte grazie ad un goal segnato dal figlio e poi l’inevitabile “anche a scuola è bravissimo, il migliore della classe”.

E chissà perché su 7 bambini in campo, ci sono 7 capocannonieri, 7 goleador e 7 migliori della classe.

Mah…i misteri del calcio.

Poi ci sono io

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Il mio Bomber esulta come i giocatori di serie A.

Alla Del Piero, con la lingua di fuori.

Alla Cristiano Ronaldo, facendo segno di aver segnato anche su quel capo.

Alla Drogba, facendo la scivolata in ginocchio.

E io tutte le volte mi imbufalisco. “Dai sono bambini, è il loro modo di esultare”. No. Sono bambini e devono imparare. Devono imparare ad avere rispetto dell’avversario, quindi un’esultanza esagerata non è ammissibile, devono imparare ad avere personalità, quindi non devono scimmiottare i giocatori di serie A, devono imparare che sono pulcini, non stanno giocando la finale di Champions League.

Alcuni genitori, però, si accorgono che stanno guardando una partita di bambini solo quando, nel bel mezzo di un’azione, uno dei più piccoli, disinteressandosi completamente della partita, esce dal campo, si avvicina alla rete dove c’è la mamma e le dice: “mamma ho fame, mi dai la merenda?”

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2 Comments

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  1. 1
    Lara

    Bravissima! Concordo con te su tutto…mi comporterei allo stesso modo anche io ^.^ Hai trasmesso un grande insegnamento a tutti grandi!

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