“Way back home”, l’album d’esordio della Fabi’s Blues Band

Il 18 Settembre 2017, dopo 4 mesi di intenso lavoro in sala di registrazione, è uscito “Way back home”, l’album d’esordio della Fabi’s Blues Band.

La band nasce nel 2014 per proporre un repertorio blues di sole cover. Successivamente amplia le proprie ambizioni fino ad arrivare alla registrazione di questo album originale.

Questo primo album “Way back home” esprime il senso di un viaggio compiuto e finito. Questo concetto è il leit-motiv di tutto l’album e rispecchia, in modo autobiografico, la sensazione provata da Fabiana dopo il suo soggiorno di studi musicali negli Stati Uniti.

Il titolo dell’album è una frase del testo dell’ultimo brano, Wheels, che parla proprio di questo dualismo emotivo. La paura di perdere la strada verso casa e allo stesso tempo la voglia di trovarne una nuova.

Fabi's Blues Band

Ci parlate del vostro background artistico? Da dove venite, come vi siete conosciuti?

La band è nata nel 2014 e si è formata a Roma. Ci sono stati alcuni cambi di line-up in questi 3 anni e mezzo di attività. L’attuale formazione comprende me, Sara Facciolo (voce), Damir Rapone (basso), Daniele Raggi (seconda chitarra) e Danesh Chillura (batteria).
Il nostro background è molto vario; ognuno di noi viene da generi musicali differenti e soprattutto da esperienze professionali diverse.
Personalmente il mio background è sicuramente molto legato alla musica afro-americana ma anche al rock degli anni ’90 e a Jimi Hendrix. E credo sia questa la ragione per cui il sound dell’album alla fine è risulato così eterogeneo, ovviamente in senso positivo.

Un album in inglese cantato da artisti italiani… come mai questa scelta?

Credo che il motivo sia semplicemente perchè volevamo abbracciare un pubblico più ampio.
L’altra ragione potrebbe essere perchè ho vissuto due anni negli Stati Uniti e anche Sara, che ha scritto i brani insieme a me, ha un legame molto speciale con la lingua inglese perchè appassionata di letteratura Inglese e Americana.

Fabi's Blues Band
Fabiana, la tua chitarra elettrica è semplicemente sublime: con chi vorresti duettare un giorno?

Grazie per il complimento!
La domanda è buffa perchè se ci penso, automaticamente la mia mente va a quando avevo sei o sette anni e mettevo nel giradischi Rattle & Hum degli U2, immaginandomi di essere lì a suonare con loro.
Oggi non saprei davvero dare una risposta perchè ci sono così tanti artisti straordinari nel panorama mondiale che è difficile scegliere.
Negli anni mi sono scoperta più affezionata alla figura dei cantautori, piuttosto che dei soli chitarristi – nonostante io resti fieramente una di loro – e questo mi ha dato modo di apprezzare di più le canzoni, intese come storie da raccontare. Dal 2003 seguo moltissimo John Mayer e per me lui rappresenta un equilibrio perfetto fra la figura del chitarrista e quella del songwriter. Pur sapendo che sarebbe pura utopia sperare di duettare con lui, di certo sarebbe molto interessante vedere come lavora in studio e capire cosa c’è dietro il processo creativo dei suoi brani.

Un tour è il sogno di qualunque band, quali sono le vostre prossime date?

Abbiamo appena conluso le prime tre presentazioni ufficiali del disco, la prima ovviamente a Roma, la seconda in provincia di Frosinone e la terza in provincia di Verona al prestigioso Blues Made in Italy.
Purtroppo non abbiamo ancora un’agenzia di booking a seguirci e siamo io e Damir a curare tutto quello che riguarda la programmazione di date, promozione ecc., ragion per cui vi rimandiamo quanto prima alla nostra pagina Facebook per sapere dove e quando suoneremo. Di norma non restiamo mai con le mani in mano, quindi sicuramente a breve ci saranno aggiornamenti in merito.

Il vostro è un album autoprodotto. Quanto difficile è in Italia farsi largo nella musica?

In Italia è molto difficile fare musica. Le cause secondo me sono attribuibili sia a problemi strutturali, sia ad una visione molto pessimista del futuro. La musica in Italia in questi ultimi 10 anni vive nè più nè meno la crisi di qualsiasi altro settore lavorativo di questo paese, con la differenza che mentre negli altri settori si tenta di fare qualcosa per arginare il problema, l’ambito musicale invece soffre della sistematica mancanza di investimenti nella cultura. Nonostante questo credo sia importante incoraggiare i ragazzi a prendere uno strumento in mano, studiare e provare a realizzare le proprie ambizioni.
Io personalmente credo sia ancora possibile e cerco di comunicare la mia esperienza il più possibile anche ai miei allievi di chitarra.

 

Erica-Alessandra

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