World Cancer Day 2018: donne testimonial

Il 4 febbraio è la Giornata internazionale contro il cancro. Per noi è l'auspicio che questo male venga debellato. Alcuni esempi di donne che a loro modo hanno dimostrato di essere più forti di prima

4 febbraio, giornata internazionale contro il cancro.

E’ la giornata della speranza che questo male possa essere debellato, è l’auspicio che la vita trionfi sempre. Scoprire di avere una malattia come il cancro ti cambia l’esistenza, tutto diventa più profondo, più difficile per certi versi. Cambia la percezione di te nello spazio che hai sempre vissuto e nelle interazioni che hanno caratterizzato la tua vita.

Per qualcuno confrontarsi con il cancro è stata un’opportunità di riscoprire sè stessi, per altri è stato un venire a contatto con il lato più oscuro, la perdita di un proprio caro. Da qualche anno viene celebrato il World Cancer Day, promosso dall’Unione Internazionale Contro il Cancro, un’organizzazione non governativa che raduna le associazioni impegnate su questo fronte. Con il 2018 si chiude la campagna triennale sotto l’egida “We can, I can”, ossia Noi possiamo, io posso ma cosa?

Batterci affinché il cancro diventi sempre più un ricordo e nel farlo possiamo parlare di prevenzione, corretto stile di vita e sostegno alla ricerca scientifica.

Se siamo passati da chiamarlo “male incurabile” a fattore con cui possiamo misurarci spesse volte, lo dobbiamo a tutti questi elementi che giorno dopo giorno ci permettono di credere che dietro una diagnosi che ti sconvolge l’esistenza, ce ne può e deve essere un’altra tale da farti superare lo sconvolgimento e farti comprendere che la tua vita possa tornare come prima.

E’ per questo che ci sono esempi che devono farci riflettere e ricordarci il valore della vita. Essendo questo un magazine al femminile, non possiamo che parlare di donne che nella tempesta della malattia hanno avuto il coraggio e la forza di dominare i venti e ritrovare la rotta.

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The Anastacia Fund, la fondazione che la cantante ha fondato a sostegno delle donne che combattono il tumore al seno

«Sono una cantante che tocca milioni di persone, le mie parole e la mia conoscenza di quello che sto imparando dal cancro può aiutarne milioni. E se posso aiutarne milioni, oppure anche solo una persona, quella persona è più di nessuna».

Anastacia

Anastacia è la prima figura a venire in mente. Cinquanta milioni di dischi venduti, voce nera in un corpo da bianca che, all’apice della sua carriera nel 2003, a 35 anni, scopre di avere un tumore al seno. Fonda The Anastacia Fund, una fondazione per sostenere le giovani donne nella lotta contro il cancro della mammella. Passano dieci anni e l’incubo ritorna, e così Anastacia è costretta ad affrontare una doppia mastectomia.

Impegnata socialmente anche sul fronte dei diritti gay, si occupa oltre che alla musica, anche di moda, lanciando una linea di abiti e un profumo. Chi può fermarla? Di qualche tempo fa un suo scatto pubblicato su un social in cui si mostra nuda con le sue cicatrici.

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Emma Bonino è testimonial del progetto di rinascita per donne immigrate “She Turban”(foto L’Espresso)

«Io non sono il tumore che mi ha colpita»

Emma Bonino

Quel turbante annodato in testa come fosse una treccia è ormai riconducibile a Emma Bonino. Politica, ex ministro e vicepresidente del Senato ma soprattutto espressione femminile del radicalismo italiano. Nel 2015 un tumore al polmone si affaccia nella sua vita, ne da notizia pubblicamente ma non si ritrae dal suo impegno nella politica, che viene solo momentaneamente diminuito. Non si sono infatti esaurite le sue battaglie su testamento biologico, eutanasia, procreazione o mutilazioni genitali.

Pochi giorni dopo le elezioni del 4 marzo, Emma Bonino compirà 70 anni. E a proposito di quel turbante, la Bonino è testimonial del progetto “She Turban” dell’Associazione Onlus Sarai che si occupa di tematiche legate all’immigrazione.

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Leo Lo Bianco,dopo pochi mesi dall’intervento al seno era già in campo

«Per me non esisteva che questo tumore mi impedisse di giocare a pallavolo. C’è chi ha la famiglia, i figli, il lavoro, non importa. Basta che ti tenga concentrato».

Eleonora Lo Bianco

A 29 anni, mentre si trova in Giappone per i Mondiali Femminili nel 2010 con la sua squadra, Eleonora Lo Bianco sente un nodulo, non gli da molto peso, ma qualche settimana dopo entra in sala operatoria. Era possibile uscire da quel posto con una sentenza inascoltabile per una pallavolista della nazionale (per la quale ha rivestito anche il ruolo di capitano), quella di non poter più giocare. Eppure nel gennaio 2011, non solo torna in campo, ma vince lo scudetto della stagione e con la maglia della nazionale si aggiudica la Coppa del Mondo.

Leo, come tutti i fan la chiamano, ha il maggior numero di presenze in nazionale.

 

Manuela Prestifilippo

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