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Alla scoperta della pagoda Pyathetgyi

Alla scoperta della pagoda Pyathetgyi

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E’ solo quando un serpente di un metro e mezzo mi attraversa la strada che mi viene qualche dubbio.

“Ma come sono finita io qui?”

No. Non è vero, diciamocela tutta. Il dubbio mi era già venuto quando ho realizzato che in Birmania non ci sono i lampioni.

Ma andiamo con ordine: alle 4 del mattino mi sono svegliata, sono scivolata giù dal letto a castello, messa addosso la prima cosa che ho trovato, e zitta zitta, al buio, in tutta fretta, per non svegliare le altre cinque compagne di stanza, sono sgusciata fuori dall’ostello per incontrare Shawna, Mia e Nhile. Ed ora eccoci qui: recuperate le nostre biciclette, tiriamo fuori la mappa di Bagan dallo zaino e ci prepariamo a dirigerci verso il tempio che abbiamo scelto per osservare il sole sorgere, quando ci coglie un dubbio: “Ma io non vedo niente!”

Già. Pensavamo di trovare i lampioni in mezzo a un villaggio tra le montagne birmane? L’unica luce nel cielo è la luna, e non è sufficiente a illuminare una mappa, nè a rendere chiara la via.

“Ho la torcia nello smartphone”.

A posto. Abbiamo tutte la torcia nello smartphone, ci basterà. Dio, come dai per scontata la luce elettrica quando ce l’hai. Mi tornano alla mente ricordi di quando, nel buio, sono caduta in una buca per strada a Yangon. Grazie al cielo non mi aveva visto nessuno, ma il livido era durato per un po’.

Smartphone alla mano, tentiamo di illuminarci il cammino e seguire la mappa allo stesso tempo. “Ma come sono finita io qui?” sussurra una vocina razionale nella testa.

“Ma non ci sono i cartelli stradali?”. No, cara vocina nella testa, non ci sono i cartelli stradali. Ci sono strade sterrate tutte uguali che si snodano tra più di duemila antichi templi, capanne, alberi e questo serpente che sta attraversando la strada davanti a noi per andare sa Dio dove. “Perchè un serpente attraversa la strada?” risuona ancora la vocina in testa, stavolta burlona.

Siamo dirette alla pagoda Pyathetgyi. Stando alla mappa, se continiuamo lungo la strada principale, a destra del fiume, dovrebbe essere proprio accanto al tempio Shwesandaw. Dovremmo essere vicine.

“Lo vedo! Shwesandaw, il tempio d’oro!”.unnamed-2

E’ vero: il tempio cosiddetto “del tramonto” risplende dorato sotto la luce della luna, e accanto ad esso la pagoda Pyathetgyi, che abbiamo deciso di scalare per assistere al sorgere del sole. Lasciamo le biciclette, ci togliamo i sandali come da tradizione birmana, ed entriamo nella pagoda. La pietra è gelida sotto i nostri piedi e gli scalini completamente avvolti nell’oscurità, eppure in qualche modo troviamo la via e ci arrampichiamo nel buio per quella che pare un’eternità. Poi di nuovo il cielo e la luna. Siamo in cima alla pagoda, sotto le stelle. L’aria è più fredda di quanto avrei pensato, ma l’alba sta già iniziando a illuminare il mondo intorno a noi di mille sfumature di rosa. Non c’è niente da dire, solo da fermarsi un momento e sentirsi parte, per un istante, di un immenso disegno divino.unnamed-3

Il disco del sole spunta infuocato all’orizzonte e incendia la valle di luce. unnamed

Un attimo dopo, le mongolfiere prendono il volo. Puoi non sorridere e volare via con loro?

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Chissà il serpente dove stava andando.

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