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Bambini: cinque modi per fare amicizia con il cibo by strad0ra

Bambini: cinque modi per fare amicizia con il cibo by strad0ra

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Vorrei iniziare  chiedendo scusa a tutte le mamme di cui ho pensato anche una sola volta “Non sono capaci……..” perché non riuscivano a far mangiare i loro bambini.

Con la mia primogenita, allattata per oltre due anni, ho avuto la grande fortuna di affrontare uno svezzamento sereno e soddisfacente per entrambe: facile sentirsi brave quando una delle prime paroline di tua figlia è “pappa” e lei si dimostra fin da subito una mangiatrice professionista!

Il karma a tavola è decisamente cambiato con il secondo figlio, che oggi ha un anno e tre mesi: è un peso piuma e camperebbe di latte di mamma. Seguendo il percorso intrapreso con la sua sorella, ho introdotto gradualmente brodi vegetali e frutta, ma il mio ometto rifiutava con una faccia schifatissima cremine di riso e omogeneizzati di carne. Così ho pensato “…nessun problema, l’autosvezzamento ci salverà”. Sbagliato! E’ cambiato molto poco.

L’allattamento ha continuato per lunghi mesi ad essere la fonte di nutrimento principale e preferita, mentre in cucina non facevo che spentolare, proporre, ricevere frustranti rifiuti e sprecare cibo (sigh).

Oggi le cose vanno un pochino meglio, anche se siamo lontanissimi dai livelli di “buonaforchettaggine” della sorella.

Proverò quindi a riassumere in cinque punti ciò che ho capito della delicata Questione Pappa.

 

cute baby boy eating at a table on a white background

 

  • Trovare un punto d’incontro. La primissima cosa da fare non è certo mettersi le mani nei capelli di fronte a un ostinato rifiuto del cibo, ma mettersi nei panni dei bambini: i nostri piccoli sono personcine con gusti e disgusti personali, proprio come noi adulti. E’ loro diritto rifiutare un alimento perché non gli piace o anche solo perché “non gli ispira”, ed è nostro dovere ascoltare quello che vogliono che capiamo. Forzandoli rischieremmo soltanto di ottenere un rifiuto ancora più deciso (forse anche voi, come me, conoscete adulti che hanno una vera avversione per alcuni cibi perché da piccoli sono stati costretti a mangiarli!).
  • L’occhio vuole la sua parte. Il pargolo si mostra determinato a tenere la bocca serrata? Niente panico. Possiamo provare a presentare gli alimenti ai bambini in maniera sempre diversa, giocosa e invitante, in modo da trasformarli in “altro” e superare insieme le sue diffidenze (personalmente sono cintura nera di camuffamento zucchine!). Se gli occhi apprezzeranno il piatto, sarà più facile che i nostri adorati nanerottoli dai gusti difficili spalanchino le fauci.
  • Fuori l’ansia dalla cucina. Non vi dirò quali stratagemmi ho adottato per far mangiare il piccolo di casa perché me ne vergogno, ma il punto è che non sempre quel che va bene per noi va bene anche per loro: spegnete la tv, levate di mezzo ogni distrazione, create un’atmosfera serena e rilassata e se non funziona cambiate. Bisogna capire, tentando e aggiustando il tiro, quale sia la modalità “giusta” perché il momento dei pasti divenga una routine piacevole. In cucina, non lasciamo spazio al nervosismo. I bambini sono spugne con le antenne: percepiscono ogni vibrazione e la fanno propria, quindi tiriamo insieme un bel respiro e portiamo pazienza (taaanta pazienza!). I pasti devono essere quanto più possibile un momento piacevole da passare insieme e non un supplizio di bocche serrate e nervi che saltano.
  • Rassegnarsi a “sprecare”: in vita mia non mi sono mai ritrovata con tanti avanzi come ora. Del resto, “mamma” non è sinonimo di aspiratutto e non possiamo sempre mangiare noi tutto ciò che i nostri bimbi rifiutano. Potrà capitare che passiate le vostre giornate a cucinare deliziosi manicaretti che i pupi puntualmente snobberanno. Coraggio! Non so dirvi se diventeranno formidabili mangiatori, ma sicuramente la situazione migliorerà e lo spreco di cibo finirà.
  • Rispettare i loro tempi. Nei momenti di sconforto, mi ripeto, che non conosco nessun trentenne ancora attaccato al seno della madre o al biberon, che il mio piccolo inappetente crescerà e ci darà soddisfazione anche a tavola, che sarà una buona forchetta come il resto della famiglia o comunque avrà un rapporto sereno ed equilibrato col cibo (è questo il nostro compito ultimo, adesso che li stiamo accompagnando in un viaggio alla scoperta dell’alimentazione). E’ solo questione di tempo, e per questo vale la pena tenere duro.

 

 

@strad0ra

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