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Ma in che mondo viviamo?

Ma in che mondo viviamo?

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Mi capita raramente di appoggiare le mani sulla tastiera e lasciare andare i pensieri, condividerli scrivendo…

Come tutti i giorni apro una pagina internet (la mia homepage è La Repubblica) e leggo i fatti accaduti. Mi piace essere aggiornata sempre, essere sempre “sul pezzo” come va di moda dire ultimamente. Ma ci sono giorni in cui non voglio fare parte di questo mondo. E oggi è uno di quelli.

Ascolto poco il telegiornale, preferisco leggere, così da non coinvolgere anche mia figlia Ginevra di 5 anni. Se io a 36 non so darmi spiegazioni, figuriamoci un bambino nel pieno dell’età dell’innocenza!

Ma cosa sta succedendo? Non capisco, non me ne capacito.

Uomini che ammazzano figli e mogli, amici che uccidono di botte un ragazzo, guerre in troppe parti del mondo, kamikaze che si fanno esplodere in mezzo a persone ignare di tutto, esterne da qualsiasi guerra… non riesco a capire. Non si può capire. Non si deve.

La cronaca nera sta prendendo sempre più piede e tutto questo mi spaventa.

Leggo di quel genitore di Trento che prima ha ammazzato i figli piccoli per poi farla finita in un burrone. Ma perché? Perché coinvolgere i figli? Cos’hanno fatto per meritarsi tanto? I giornalisti raccontano di problemi economici (molto spesso alla base di gran parte degli omicidi/suicidi) ma neanche questo mi va bene. Non lo accetto. Chi non ha problemi? Soprattutto economici nell’ultimo periodo… ma per questo non si ammazza la gente.

La depressione è un male difficile da comprendere, difficile da curare, difficile da gestire… ma dà adito ad eventi indescrivibili. Perché non si può fermare? Perché non si può arginare? Molto spesso arriviamo troppo tardi ad accorgerci, troppo spesso non vogliamo rendercene conto.

Mi chiedo come vivrà quella mamma? Avrà la forza per convivere con un dispiacere simile? Chi commette questi atti immondi, perché non si “accontenta” di farla finita e colpisce anche i figli?

Il male cammina nel silenzio e non ce ne rendiamo conto. Siamo disattenti, forse non ci diamo peso, forse consideriamo certe frasi solo momenti di ira, senza pensare che dietro a certe parole e a certi atti, potrebbe nascondersi altro…

Leggo di quel marito che dopo aver ricevuto una diffida (quindi, per arrivare a tanto, qualche segno di squilibrio l’aveva dimostrato), ha speronato la moglie mentre era alla guida, costringendola a scendere e a scappare a piedi. “Peccato” che l’ha rincorsa con un coltello e dopo averla colpita più volte, ora è in fin di vita in ospedale.

Ma cosa bisogna fare per proteggersi? Per proteggere chi ami? Siamo tutti così sicuri di conoscere chi abbiamo accanto?

Non voglio che dopo aver letto questo post viviate nel dubbio, ma neanche nel silenzio più totale. In mezzo al mare ci sono pesci molto più forti di noi, molto più pericolosi. Chi non sa come fuggire, deve farsi aiutare, deve difendere la propria vita e quella dei figli, che sono il bene più prezioso che abbiamo oltre a noi stessi.

Diventano sempre più le persone che mandano giù bocconi amari pur di non creare problemi, di non rischiare… in realtà rischiano molto di più. Confidatevi se qualcosa non va, abbiate rispetto di voi stesse WoMoms, sempre.

Parlatene con qualcuno, ma non lasciate che il tempo passi, e se non vi ascoltano, non fermatevi, continuate a cercare aiuto. Non siete sole. Non dovete mai sentirvi sole.

Volersi bene deve essere il primo pensiero di ogni vostro giorno.

 

Non si può scegliere il modo di morire. O il giorno. Si può soltanto decidere come vivere. Ora.
(John Baez)

 

@erica_womoms

 

 

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