Il parto: la mia esperienza!

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E’ NATO GIACOMO!

È doloroso? Si.
Cosa si prova? É inspiegabile.
Lo rifaresti? Subito!!
Ho avuto un parto rapidissimo, intenso, ma favoloso.
Il parto è come un viaggio alla scoperta di un tesoro: hai la mappa, la destinazione, le coordinate, ma tutto il resto è un’incognita.
Personalmente ho vissuto un travaglio e un parto belli e sereni, ho sentito dire che “nei momenti di travaglio e parto tutte le forze dell’universo fluiscono attraverso il corpo di una donna” e confermo che è proprio così. Innanzitutto, però, sono indispensabili una forte volontà, un corpo rilassato e una mente aperta.
Mettere al mondo un bambino è un’esperienza talmente profonda e misteriosa che da sola riesce a dare alle donne una conoscenza sufficiente della realtà.
È incredibile come in una sala parto possano sprigionarsi così tante emozioni e si possa assaporare un’atmosfera surreale e fiabesca, quella della potenza della vita.
Ammetto di essere stata tanto fortunata e avere avuto un parto semplice, ma al contempo un marito e un’ostetrica che mi hanno sempre dato tanto fiducia ripetendomi fino all’ultimo quanto fossi brava e reagissi bene.
Il termine esatto di questo meraviglioso viaggio sarebbe stato il 12 luglio, ma, a sorpresa, il 29 giugno perdo una piccola quantità di muco; al pronto soccorso mi mandano subito in reparto e da quel momento iniziano una serie di controlli, esami e monitoraggi.

“Martina, tu oggi a casa non ci torni. Purtroppo abbiamo riscontrato proteine nelle urine e con questa pressione minima alta, non andrai da nessuna parte”.
In realtà non mi sono mai preoccupata del momento del parto, lo ammetto, anzi, sono sempre stata desiderosa che arrivasse il momento tanto atteso per provare dolore, quello sano e fine a sé stesso, quello liberatorio che ti regala lacrime dolci, l’ho sempre sognato come un momento magico, intimo, meraviglioso, senza timore o ansie, ma non ero pronta ad un distacco tanto potente; desideravo andare il più avanti possibile con la gravidanza e avvicinarmi sempre di più al termine.
Trascorro 3 giorni in ospedale, coccolata e supportata dal personale, da mio marito e dalla mia famiglia, non c’era da scherzare con la pressione e la gestosi.

20160701_214550 Fino quando l’1 Luglio mi convocano e mi comunicano di rimanere a digiuno dalla mezzanotte perchè l’indomani avrebbero fatto partire l’induzione a causa del mio quadro clinico a rischio.  Ore 8:15 prima visita e prima induzione , con l’iniezione del gel,  sono dovuta rimanere sotto monitoraggio 2 h e mezza , una tortura! Procedura tipica ad ogni ciclo di gel. Qualche contrazione, ma lieve. Io ero desiderosa che arrivassero quelle giuste, volevo soffrire per ciò che tanto avevo custodito e amato. Dopo 6 h l’effetto svanisce. Secondo gel. Stessa procedura, ma Giacomo sembrava non volesse collaborare.                       Ore 22:00 terzo e ultimo gel del ciclo, se non fosse partito nemmeno cosi il travaglio, sarei dovuta restare in attesa altre 24 h prima di ulteriore procedura.

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La notte riposo serenamente, contrazioni assenti, alle 4:00 svanisce l’effetto del gel ed io come un orologio svizzero mi sveglio, stanca di questa estenuante attesa 18 ore di falsi allarmi e digiuni e di trepida attesa; fino quando, alle 5:00, tempo di alzarmi e chiamare l’ostetrica che mi rendo conto di aver rotto le acque ed insieme, perdo il resto del tappo. Chiamo mio marito a casa, io molto tranquilla e consapevole di quanto stessi per affrontare: qualche ora e avrei avuto il mio bambino tra le braccia.                                                                                                              Di nuovo monitoraggio. Alle 7:00 partono le prime contrazioni , quelle ‘giuste’ . Ho pensato di non potercela fare, ma dovevo dimostrare a me stessa quanta forza possedessi. Quanta forza in noi donne! Incredibile come la natura ci predisponga a dar luce ad un tale miracolo di donare la vita!  Una contrazione dietro l’altra, non ho voluto l’epidurale e non ho nemmeno fatto le dovute visite per poterla fare in caso di necessitá, mi sono sempre detta di voler vivere tutte le emozioni, anche di dolore, perché così voleva la natura. Ho adorato e amato Jenny, l’ ostetrica del corso pre parto che, durante il corso, mi ha dato un sacco di consigli pratici utilissimi, che , sono riuscita ad applicare durante il travaglio, rendendolo più semplice: lei é stata bravissima a farmi amare il momento del parto e mio marito e l’ostetrica Loredana che mi ha assistito, ad aiutarmi .                                                                                      Avanti e indietro dal corridoio, alla sala travaglio, al letto, non trovavo pace, non potevo stare ferma, necessitavo che mio marito mi aiutasse nella respirazione, mi facesse aria col ventaglio di nonna, coi massaggi alla sciatica  e che mi desse sostegno. Inizio a sentire la necessità di spingere e così vengo visitata.                                                                            Ore 10: “Martina sei dilatata completamente, il papà ora va a prendere il cambio e andiamo in sala parto”.  Ci trasferiamo nella sala accanto e cerco di trovare la posizione più comoda per me, anche se in realtà, qualsiasi posizione, era veramente scomoda. Ad ogni contrazione devo spingere più che posso, ma la stanchezza insorge, le contrazioni rallentano ed io, sono talmente stremata da addormentarmi tra una contrazione e l’altra avendo anche tempo a disposizione per recuperare forza. Andrea e Loredana, l’ostetrica, mi continuano a ripetere quanto fossi stata bravissima sino ad ora a reggere il dolore, che mancava poco, ma loro sapevano perfettamente che la strada sarebbe stata  ancora lunga se andavo avanti così, pertanto mi viene proposto di iniettare ossitocina, per ravvicinare le contrazioni e velocizzare la fase espulsiva e di praticare l’episiotomia, il famoso taglietto al perineo per evitare lacerazioni durante l’espulsione.      Accetto.  Poche spinte e un urlo liberatorio, il corpicino che vedo estrarre, avvolto in quella sacca dove 9 mesi è stato protetto, la manualità di Loredana, il suo pianto, il mio pianto, il pianto di mio marito, il cordone che ci ha unito in maniera viscerale, lo stupore di aver dato al mondo la vita.  Nulla di più magico e straordinario. In un attimo il dolore sparisce, ma l’emozione più grande la vivi quando sul tuo petto senti il suo primo battito, il suo respiro. Era bellissimo e con tantissimi capelli scuri .                                                    Un boato dal corridoio arriva alla stanza, i nonni e gli zii avevano appreso la notizia.                                                                                                Un’ altra emozione quella di sentirli così felici e immaginare i loro abbracci.                                                                                                           Era il 3 Luglio, erano le 11.30 e Giacomo era venuto al mondo.

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Ero mamma. Una mamma stanca e indolenzita, ma alienata dall’Amore. Eravamo una FAMIGLIA.

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“ I bambini sono frammenti di polvere di stelle soffiati dalla mano di Dio.  Fortunata la donna che conosce le doglie del parto perché lei ha tenuto una stella dentro di sé”.

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