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The Crow: tra mito e finzione

The Crow: tra mito e finzione

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L’11 Maggio del 1994 usciva nelle sale del globo, un film che era già leggenda ancor prima di essere visto: Il Corvo.

Pellicola diretta da Alex Proyas ed interpreato da Brandon Lee, figlio della star del Kung Fu, Bruce Lee.

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Film tratto da un noto fumetto: un cantante rock è stato assassinato, tornerà in vita per vendicare la propria amata, uccisa anch’essa.

Il plot è semplice ed in se non è certo un capolavoro, ma il successo di pubblico e fan lo ha reso sin da subito un cult, immancabile in una cineteca che si rispetti.

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Complice senz’altro l’irresistibile colonna sonora, che va dai Cure ai Nine Inch Nails, dai Pantera ad una sconosciuta Jane Siberry con la sua “It Can’t rain All the Time”, manifesto dell’intero film e forse anche di chi era adolescente in quegli anni (sottoscritta compresa!).

Senza dubbio però, a contribuire al successo de Il Corvo, è la prematura scomparsa del giovane attore protagonista, Brandon Lee, avvenuta durante le riprese  di una scena in cui avveniva una violenta sparatoria.

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Pare che un’arma che avrebbe dovuta essere caricata a salve, avesse un proiettile vero.

In assenza di Lee, il film fu ultimato usando svariate controfigure ed avvalendosi di speciali ologrammi creati al computer.

Sulla morte di Brandon Lee, così come su quella del padre, si sono assecondate svariate e fantasiose storie, ma indubbiamente il tutto ha contribuito a creare, ancor prima della sua uscita nelle sale, il mito di un film simbolo in qualche modo di un’intera generazione e a cui ripenso con affetto.

E ricordate, qualsiasi cosa succeda, “non può piovere per sempre!”

Lula.

 

 

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