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WOMOMS DA SPIAGGIA

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Luglio col bene che ti voglio…. ma anche no!

Arriva luglio e porta con sé il caldo, le gonne corte, le gambe che si appiccicano ai sedili in pelle, le finestre aperte, le zanzare, le finestre chiuse, il climatizzatore, il mal di gola, la febbrina, i bambini dentro casa fino a quando non lo dice la pediatra (più o meno fino a dicembre), i capricci, tu che ti butti sul cibo come consolazione, il culo che si allarga e la prova costume che si rimanda all’anno prossimo… come sempre!

Ma il vero dramma di luglio per noi mamme NON è la prova costume bensì la… prova ombrellone!

Si inizia dai primi caldi a leggere post di amiche che, già belle rilassate sotto l’ombrellone e in compagnia della loro tartaruga, si lamentano delle “mamme urlanti”.

Allora due cose vi spiego sulle mamme da spiaggia.

La mamma da spiaggia è un tipo coraggioso, la mamma da spiaggia senza marito è un supereroe.

Dopo l’ordinaria sveglia all’alba, la mamma da spiaggia si dirige verso l’ombrellone con passeggino, bambino rigorosamente in braccio, borsa degli asciugamani, borsa frigo, borsa dei cambi, borsa dei giocattoli (quella che qualcuno si permette di chiamare retINA ma che di “ina” non ha un bel nulla e che potrebbe fare provincia a sé) e la borsa, o meglio la valigia delle creme (protezione totale, totale resistente all’acqua, totale a cui non si appiccica la sabbia, totale blu, totale bianca, totale che profuma e totale che puzza).

La mamma da spiaggia arriva all’ombrellone annegata nel sudore e sotterrata dalle sue enormi borse, stanca come se avesse corso una maratona, ma cosciente del fatto che la giornata deve ancora iniziare, e che le sue “belle” natiche non poggeranno MAI su una sdraio.

Molla tutto a terra facendosi subito riconoscere dai vicini di ombrellone e… si inizia!!

Spoglialo, incremalo con la prima crema che trovi, rincorrilo nel mare ovviamente ancora vestita, catturalo, riportalo sotto all’ombrellone, togliti la maglia, è scappato, TROVALO, ricatturalo, togliti i pantaloni, di nuovo, RICERCALO, riricatturalo, mettigli il cappello, apri l’ombrellone, “eccheccazzo ma quanto è veloce”, ririricatturalo, gli dai la paletta, te la suona in testa, il secchiello, è brutto, le biglie, le sotterra, il rastrello, ti pettina, la pistola d’acqua… ecco, sei FOTTUTA!

Non fai a tempo a dirgli di no che lui è già in mare, spavaldo tra le onde, con la colazione sullo stomaco e l’acqua gelida. Cosi inizi ad urlare:

“noooo amore fermatiiii” “bagninoooo fischiaaaa” “ehi tu torna subito qua o te le suonoooo”

Ma lui non ascolta e così ti tuffi, ti si blocca il respiro, per la rabbia ti scongeli, corri da lui, lo acciuffi, lo guardi e… capisci perché ami tanto quel piccolo nanetto birbante, gli sussurri un “ti amo” e nuotate, vi divertite, saltate tra le onde e vi date bacini salati.

Inizi quasi a rilassarti e a godere di tutto quell’amore quando arriva l’ora di andare un po’ fuori dall’acqua prima che le dita inizino a cadere e compaiano le squame. Ed è così che questa volta inizia tuo figlio ad urlare, e lo fa molto meglio di te, quasi come un tenore:

“noooo” “cattivaaaaa”,

in spiaggia si sente solo lui, lo prendi, vai verso il tuo ombrellone mentre lui continua

“io non conosco questa donna aiutooooooo”.

Tu lo supplichi di smetterla, ti chiedi se il telefono azzurro lo avranno già contattato in 15 o solo in 10, lo porti sotto la doccia, lo lavi, lui strilla che l’acqua è gelida, lo asciughi, lui strilla che ha caldo, gli metti il costume, lui scappa sulla sabbia, ci si riempie la bocca, tu stai per urlare, per dirgli che si era appena lavato, per far sapere al mondo intero che non ne puoi più… ma incroci il suo sguardo.

Occhi negli occhi.

Quegli occhi di cui ogni giorno ti innamori di più. Ed improvvisamente ti senti quasi in colpa di aver pensato di potergli dire che non ne puoi più.

Sono appena le 10 di mattina, ed è vero, tu sei già stanca come dopo 12 ore di palestra, 15 di ufficio e una settimana di pulizie, ma vedi il suo sorriso e capisci che urlerai ancora tanto, che lo minaccerai di chiamare il bagnino altre mille volte, che ripeterai ogni 20 minuti “adesso ce ne torniamo a casa” ma che resterai là, tra il sorriso e la schizofrenia, tra un gelato colato sulle gambe e la sabbia sulla faccia, urlando basta e sussurrandogli “ti amo”.

Ricorderai con un po’ di nostalgia gli anni passati in spiaggia tra un cocktail e un asciugamano griffato, guarderai il tuo olio solare rimpiangendo le tue abbronzature da copertina, ma te ne andrai tra un’ustione (cazzarola la crema!) e un sorriso, tra la stanchezza e la voglia di tornare il giorno dopo, con il cuore colmo di AMORE. Come non mai.

Perché siamo donne fortunate noi womoms da spiaggia, siamo i supereroi che in molte vorrebbero essere, ricordiamocelo sempre!

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