Fate prevenzione!

Era una giornata di maggio, una di quelle così calde che solo ad osservare il piano cotura spento in cucina ti procuravi calore. Ne avevo approfittato per prendere il sole al lago, un libro e una mela nello zaino e via.

Torno a casa dopo due ore solo perché sarei dovuta andare a fare la spesa.

Una trentenne che non vuole mettere su un etto in vista dell’estate non può che nutrirsi di frutta, insalate e centrifugati.

Prefiguravo il momento in cui mi sarei ritrovata nel mio supermarket bio ad osservare tutti gli ultimi ritrovati in tema vegan e macrobiotica.

Davanti allo specchio pettino i miei lunghi capelli castani per raccoglierli in uno chignon prima di entrare in doccia, mi tolgo il costume e vedo una macchia, non do peso a quel sangue, mi tocco e sento qualcosa di duro sul seno sinistro: “Sarà stata la gomitata che mi sono autoinflitta l’altra sera mentre poggiavo per terra le buste della spesa” penso.

Passa qualche giorno e vado dal medico per sincerarmi che si tratti di quello che pensavo, ossia un ematoma.

No, non lo era, non lo era affatto, perché in una settimana di visite, ecografie, palpazioni, ago aspirato e lacrime la diagnosi era più che certa. Si trattava di un tumore al seno.

Sono passati due anni, oggi ho 32 anni e sono una signorina molto diversa.

Mi piace la vita, mi è sempre piaciuta, ne sono innamorata tanto quanto le note delle mie canzoni preferite, quelle stesse che ho ascoltato durante questi anni per darmi forza e pensare che avrei dovuto avere tanto coraggio per affrontare tutto.

E’ il mio terzo “ottobre rosa”, è la terza volta che vivo questo periodo dell’anno con una enfasi tutta nuova, è la terza volta che mi sento di avere qualcosa da dire a riguardo.

Coraggio!

Questa è la prima affermazione che il mio cuore vuole gridare a gran voce. E lo vuole dire a chi sta affrontando la malattia, a chi in questo momento è in attesa di essere chiamata per subire una mastectomia come ho fatto io, oppure si trova sdraiata a letto perché la testa le gira talmente forte dopo la chemio fatta al mattino da non darle nemmeno la forza di respirare.

Pazienza!

È la seconda parola, è l’invito a non lasciarsi andare e a stringere i denti quando ti diagnosticano un cancro al seno. La tua vita cambierà, è vero, ma sei tu a darle la direzione che vuoi. Puoi lasciarti sopraffare o sopraffarla.

Fiducia!

Ci sono medici e ricercatori che ogni giorno studiano casi come il tuo ed il mio e cercano una soluzione per debellare questa malattia e salvare sempre più vite.

E tu cosa puoi fare? Hai presente quella cosa che ti hanno insegnato i tuoi genitori in tenera età?

Ma si, quella di mettere i soldini nel salvadanaio e conservarli per un tuo sogno. Ecco, usa quel risparmio per regalarti la vita.

Come?Con una mammografia.

E’ vero che in Italia esiste lo screening gratuito, ma avviene a partire dai 45 anni. Io ero ben al di sotto di questa età, eccome se lo ero! Eppure un esserino ha deciso di venire ad albergare nel mio seno sinistro e di scombussolarmi la vita! 

Usa quei soldi per regalarti un ticket per un esame di questo tipo, fallo soprattutto se nella tua famiglia qualcuno si è ammalato di tumore al seno o di altri tumori tipicamente femminili.

Non pensare di essere troppo giovane perché a causarlo nel mio caso è stato il BRCA2.

Tutti la conosciamo come “mutazione Jolie”, quella per cui la bella Angelina è stata attaccata da tutti gli ignoranti per essersi rifatta il seno e aver asportato le ovaie.

Spiegateglielo che non si è rifatta le tette ma ha subito l’asportazione della ghiandola mammaria, sostituita con delle protesi, e per dirla all’italiana “Ciaone proprio alla sensibilità sul seno”. Ecco, succede tutto questo…

Prevenire è meglio che curare, è vero. Ma puoi sempre accorgerti di avere la malattia e doverla combattere come ho fatto io. E secondo voi mi sono lasciata sopraffare? Giammai!

Sono passati due anni: 3 interventi al seno di cui una mastectomia, 6 cicli di chemioterapia, 18 somministrazioni di terapia biologica e 5 anni di terapia ormonale con annesso blocco del ciclo, ergo vampate di calore e sintomi della menopausa… ma a 32 anni.

Sapete che vi dico?

Che poco mi importa di questo e dei chili di troppo che ho messo su, vi dico anche che i capelli ricrescono ma quello che hai nel cuore, quello non te lo toglie nessuno, anzi.

Sembra proprio che le emozioni si comprimano per lasciare spazio a qualcosa di molto grande, alla consapevolezza di essere piena di vita e quasi più forte.

Sono passati due anni e mezzo e da quel momento mi batto affinché la prevenzione possa salvare sempre più vite e lo farò fino alla fine dei miei giorni.

Se posso tenere alcune delle mie amiche per mano, lo devo alla prevenzione, se posso correre il prossimo 5 novembre la maratona di New York, come riscatto di tutto questo pseudo-disastro nella mia vita, lo devo alla prevenzione e alla ricerca… e ora no che non mi fermo più!

Manuela

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