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Le emozioni dietro l’adozione: una testimonianza di vita

Le emozioni dietro l’adozione: una testimonianza di vita

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Ciao, sono Paloma. Ho 27 anni e sono di origine brasiliana. Sono stata adottata all’età di 3 anni e da allora vivo in Piemonte.

Troppe volte mi è capitato di vedere nei film trattare il tema del ritrovamento della famiglia di origine con leggerezza, sia dal punto di vista psicologico che relazionale.

L’incontro con i parenti, viene sempre descritto come un momento sicuramente delicato, fatto di abbracci, baci, gioia, commozione, feste improvvisate… nessuno sembra vivere con disagio il momento. Improvvisamente tutti soffrono di una strana forma di Alzheimer che ti fa dimenticare come sono andate le cose: abbandono, sofferenza, disinteresse, egoismo, paura.

E non dimentichiamoci che spesso, volente o nolente, dietro a tutto questo c’è un Tribunale per i minori, che ha esaminato, analizzato, revisionato e constatato la storia familiare del bambino interessato.

Non è tutto grazioso ed emozionante come spesso si pensa. Ritrovare la famiglia di origine equivale a rimettere i piedi per terra scontrandosi con la realtà.

Ho ritrovato la famiglia di origine all’età di 24 anni. E’ stato mio fratello (adottato da un’altra famiglia italiana) a far partire le ricerche in un momento in cui si annoiava a Salvador De Bahia.

Si trovava in Brasile per staccare la spina dalla quotidianità, per scappare, forse, dalla noia di tutti i giorni. Durante questo soggiorno, ha pensato bene di provare a mettersi alla ricerca della famiglia di origine. Ha impiegato quasi un mese per recuperare le prime notizie. Ottenute queste, il resto è stato un gioco da ragazzi!

La notizia del ritrovamento della famiglia biologica mi è arrivata come uno schiaffo in faccia. Risparmiandovi i dettagli, vi posso dire che una volta elaborata l’informazione, ho scelto di andare in Brasile e conoscere i miei parenti.

adozione

I luoghi comuni dietro al ritrovamento della famiglia di origine.

Decidere di incontrare la mia famiglia di origine non è stato affatto semplice.

Dimenticatevi scene strappa lacrime, gente che si lascia andare alle emozioni, parenti lontani che si riabbracciano e sentimenti di profondo amore: qui non c’è copione che regga.

Spesso le persone si costruiscono delle aspettative, pensano che il legame di sangue sia sufficiente a renderli parte della famiglia: io mi sentivo un’estranea!

Certamente ero emozionata all’idea di rimettere a posto un tassello del mio passato, ma ero anche consapevole che mi sarei incontrata con degli sconosciuti e che il rapporto con questi nuovi parenti lo si doveva costruire pian piano.

Ero pienamente cosciente della delicatezza del momento, non solo per me, ma anche per quella che era la mia famiglia!

E se per me è stato quasi un trauma ritornare lì dove tutto era iniziato, d’altro canto, la mia famiglia di origine si aspettava probabilmente una scena da film scontrandosi con la realtà.

Chi vive queste situazioni conosce bene l’ansia, la tensione e la paura di essere disillusi dalle aspettative. Io non sono stata da meno ed inconsciamente ho innalzato un muro chiudendomi in me stessa.

L’adozione: il coraggio di riconciliarsi con il proprio passato.

Il ritrovamento della famiglia di origine è un complesso e intricato evento che, se in parte mette a tacere tante idealizzazioni e aiuta a fare “ordine” nel proprio passato, dall’altra parte ti chiede coraggio ed una buona capacità di “tenere insieme” tutte le informazioni che ti arrivano. L’arte di legare passato e presente richiede una forza di volontà tale che se venisse a mancare, ti ritroveresti spaccato in due.

Ritrovare la famiglia di origine non è sempre un evento che ti riconcilia con la tua storia. E’ un’esperienza che ti mette di fronte a una realtà che non ti aspettavi o che l’avevi immaginata diversamente.

Ti mette di fronte al fatto che la famiglia di origine potrebbe anche approfittare del tuo benessere e mettersi costantemente in una condizione di bisogno e di vittimismo, costringendoti a dover scegliere se fare il benefattore o se essere, ai loro occhi, l’indifferente. E se scegli di assecondare un atteggiamento di egoismo, devi comunque fare i conti con un antico senso di colpa e senso di inadeguatezza.

Antico, perché da adottato, ti porti dietro quel malsano dubbio di essere la causa dell’abbandono di tua madre, di non valere abbastanza e di non poterti permettere di presentare un’immagine di te che non sia quella della brava ragazza.

Mendola Paloma

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