aldo giovannella
Interviste

Aldo Giovannella medico veterinario a 360 gradi

Aldo Giovannella è il medico veterinario autore del libro PRIMO SOCCORSO per il MIO CANE.

Aldo Giovannella
Conosciamolo meglio in questa appassionata intervista tra fedeli Amici a quattro zampe e Amici dalle grandi orecchie.

Se chiedessimo ad un gruppo di bambini: “cosa vorresti fare da grande?” é matematico che almeno uno risponderebbe: “il veterinario”.
È stato così anche per te?

In realtà per un periodo dicevo di voler fare il Papa, credo però sia durato poco. Ero curioso, ero attratto da tutti gli animali, terrestri, di cielo e d’acqua. Ero più orientato alla loro osservazione, che alla loro cura, ero curioso di conoscerli in tutti i loro ambienti.

Poi verso i 10 anni ho pianto sul corpo di un cane nero di nome Lilla madre di 5 lupacchiotti, per me quell’attimo è  stato il motivo scatenante.

Quanto lungo è il percorso di studio tra università e specializzazione prima di poter esercitare la professione?

Lo studio non finisce mai! Questa frase dovrebbe accompagnare il medico per tutta la sua vita. Almeno fino a quando si ha l’intenzione di tentare di far star bene un’essere vivente.

Il percorso universitario di oggi è molto diverso da quello che ho vissuto, non tanto nella durata dei canonici cinque anni di studio, ma nell’introduzione di argomenti o materie completamente nuove.

Inoltre, molte materie vengono oggi spiegate con nuovi e più efficaci strumenti di comunicazione didattica. Anche in medicina veterinaria, in seguito, per chi vorrà, c’è la possibilità di seguire un percorso di specializzazione. Certamente, questo allungherà i tempi di attesa per diventare veterinario. Passeranno molti più anni prima che si possa esercitare la libera professione, ma la specializzazione può essere davvero vista come un bel traguardo per chi ama questa professione.

Nel tuo percorso di studio. C’è mai stato un momento in cui hai messo in dubbio la tua scelta e, se si, ce ne vuoi parlare?

 Non ho mai messo in dubbio la mia scelta, ma come tutti gli studenti definiti “fuori sede” ho vissuto alti e bassi, ovvero momenti di sconforto legati alla lontananza dagli affetti, alla diversità di ambiente sociale o di clima, alla “pesantezza” di alcuni professori.

Poi però quella vocina interna, che mi ha accompagnato per tutti gli anni di studio e che è stata il mio faro e la mia forza, mi parlava; ricordandomi che non esistono ostacoli se dentro di te esiste una forte motivazione e passione per qualcosa.

Era proprio vero!

Dott. Giovannella, definirti solo medico veterinario mi è difficile, considerando in quanti ambiti (impossibile citarli tutti) ti sei espresso nella tua lunga carriera.
Soffermiamoci un attimo sulla Pet Therapy: ci vuoi raccontare qualcosa di questa esperienza in campo medico?

Anche questa esperienza è nata da una mia innata predisposizione al sociale.

In quel periodo pionieristico per questi argomenti, ho percepito che attraverso i nostri animali familiari, molte persone con differenti difficoltà o disabilità, potessero beneficiare, in senso psichico e fisico, di un contatto più diretto versus un cane, un coniglio, un gatto o verso una capretta.

Avevo seguito degli studi svolti in USA e non vedevo l’ora di realizzarli anche in Italia, tra gli anziani, nei centri dove si occupavano di disabilità psichiche/fisiche, nei centri protetti e anche nel carcere. Era per me chiaro che gli animali potevano intervenire diminuendo la solitudine e la depressione, delle persone agendo da supporto sociale.

Alcuni studi dimostravano che il contatto con gli animali stimolava il sistema nervoso inducendo effetti quali: l’abbassamento dello stress, la diminuzione dell’ansia, la percezione di rilassamento e di tranquillità.

E così è stato, oggi le attività assistite e terapeutiche sono ampiamente riconosciute e validate dalla scienza medica.

Aldo Giovannella

Sei anche il fondatore del Pengo Life Project, un progetto rivolto alla tutela e salvaguardia dell’elefante africano e del rinoceronte nero in Kenya, grazie al quale sei riuscito a fornire aiuti economici, farmaci e beni di prima necessità alla Fondazione Sheldrick che opera direttamente sul territorio. Ci spieghi brevemente com’è nato questo progetto?

PICCOLE BESTIOLE DA UN QUINTALE ALLO SBANDO

Ho maturato questo progetto nel 2009, dopo aver visitato “The David Sheldrick Wildlife Trust”, un centro fondato nel 1977 dalla dottoressa Daphne Sheldrick e allestito presso il National Park di Nairobi, destinato agli orfani di entrambi i pachidermi. Rientrato in Italia, decisi di adoperarmi per la salvezza di queste due specie a rischio di estinzione. L’anno successivo sono poi tornato nella capitale keniota, ottenendo di partecipare come partner al programma della Fondazione Sheldrick.

Dopo aver preso forma il “Pengo Life Project” si è poi nel tempo sviluppato, coinvolgendo sia le popolazioni locali in corsi educativi per sensibilizzare tutti sull’importanza di salvaguardare un bene complesso e fragile come l’ecosistema in cui vivono, sia in Italia coinvolgendo negli anni molte realtà e moltissime persone.

Per molti Italiani, la storia degli elefanti brutalizzati e sterminati a causa del loro denti d’avorio, o delle atrocità subite dai rinoceronti per il loro corni, era un qualcosa di troppo lontano, era una realtà sconosciuta.

Ma posso dire che grazie al Pengo Life Project, al lavoro mio e di tutte quelle belle persone, e Amici che negli anni mi hanno dato una mano a diffondere il verbo, oggi in Italia la triste realtà del bracconaggio è cosa ben conosciuta, cosi come tutto l’enorme lavoro realizzato negli anni dalla  fondazione  Sheldrick Wildlife Trust.

Aldo Giovannella

Le prime cure avvengono presso la nursery di  Nairobi

Appena recuperati, per i piccoli inizia un percorso di recupero psicofisico che gli permette di diventare degli adulti equilibrati e ben integrati nel loro ambiente naturale. Il raggiungimento di questo obiettivo avviene gradualmente: i cuccioli giungono alla nursery, dopo un viaggio in aereo e in jeep, disidratati, affamati, impauriti, piagati dal sole tropicale e sfiniti dai chilometri percorsi da soli, insidiati da pericoli d’ogni tipo. Ma, principalmente, prostrati dalla perdita del genitore che li accudiva, afflitti da un dolore così profondo e intenso da rendere faticoso il riposo, nonostante lo stato di estrema spossatezza. Prima di tutto si procede con un controllo medico e un biberon di cinque litri di latte.

Il mio pensiero è che in ognuno di noi sia rimasta memoria del luogo di origine dell’uomo e del suo essere animale e forse dentro di noi…c’è un elefante o un rinoceronte.

Questo è ciò che provo quando sono a contatto con i piccoli orfani, presso la nursery di Nairobi, ma anche quando ho la fortuna di osservarli liberi nel loro habitat. Il senso di pace che loro trasmettono mentre procedono nell’antico gesto di alimentarsi, è davvero intenso. Ti pervade. Chi incontra gli occhi di un cucciolo orfano, non lo dimenticherà per tutta la vita.

Personalmente, ti ho visto aiutare gli elefantini orfani in Africa e prestare soccorso in mezzo alla savana a una leonessa ferita dal morso di una iena, durante uno dei viaggi organizzati dal Pengo Life Project per portare le persone a vivere personalmente questa realtà e permettere a coloro che hanno deciso di adottare a distanza un elefantino o un rinoceronte orfano di poterlo conoscere. Hai partecipato, inoltre, a diverse trasmissioni televisive, tra le quali cito “L’arca di Noè”, la cui ideatrice, la giornalista Maria Luisa Cocozza, ha preso parte proprio a uno dei Pengo Safari da te organizzati. Quanto ha significato per te questo percorso tra gli elefanti e i rinoceronti africani?

Definirei questo percorso un vero e proprio safari della vita, un viaggio profondo e importante per il mio essere interiore. Dire che sono finito in questo paese solo per caso sarebbe un’affermazione troppo semplicistica. Sono partito perché sentivo dentro di me un forte richiamo, un viaggio che sentivo di “dover” fare. La scelta della destinazione? Inizialmente pensavo alle foreste del Brasile o all’atipico deserto dell’Australia, ma il richiamo dell’Africa, con i suoi animali, era irresistibile. Non credo al caso, e questo viaggio lo sentivo come una necessità profonda che nulla o nessuno poteva fermare. Così mi sono diretto in Kenya, guidato dal PENGO LIFE PROJECT e dall’amore maturo per gli elefanti e i rinoceronti.

Tutto è accaduto molto rapidamente: a marzo del 2009 ho intrapreso il mio primo viaggio in Africa, un “safari” nel continente nero, precisamente in Kenya. In questo viaggio ho portato solo me stesso e ho trovato un lato ancestrale di me stesso. Non ho avuto il tempo di estraniarmi, la forza e la vastità della natura non me lo hanno permesso. Dopo alcuni giorni, che in questa terra sono nettamente più “lunghi” dei nostri, passati a cercare di capire, ad adattarmi al “nuovo mondo”, bombardato da mille stimoli crescenti, ho deciso di abbandonare il pensiero e di vivere solo, sicuro che qualche risposta mi sarebbe giunta dalla grande madre terra e dai suoi figli.

Aldo Giovannella

Non vedevo l’ora di misurarmi con loro, i miei amici animali, proprio quelli che in quei luoghi nascono, vivono e muoiono “LIBERI”, tanto sognati da me per metà della mia vita.

Elisabeth, una serissima operatrice locale che vive a Diani, dopo avermi parlato e ascoltato attentamente, mi ha consigliato di visitare a Nairobi un centro dove vengono recuperati orfani cuccioli di elefante e rinoceronte. Così, dopo aver trascorso giorni e notti in tenda all’interno del Masai Mara, ho deciso di seguire il suo consiglio e visitare il The David Sheldrick Wildlife Trust, dove ho avuto l’incontro straordinario con i cuccioli orfani di elefante e rinoceronte. Era proprio il posto giusto al momento giusto, e da quel momento è nato un amore profondo. Grazie Elisabeth!

Dott Giovannella, tu  hai ideato il Corso di Primo Soccorso veterinario itinerante su tutto il Territorio Nazionale. Esso si distingue per la completezza della trattazione: non solo teorica, ma anche pratica con esercitazioni su manichini, il tutto corredato di filmati esaustivi riguardanti le problematiche più frequenti e i relativi interventi risolutivi. Ce ne vuoi parlare?

Torniamo indietro per un attimo. 

Nel 2001, dopo essere stato a Parigi e aver appreso importanti nozioni di Primo Soccorso dal collega e amico dott. Dominique Grandjean*, organizzai il primo corso di Pronto Soccorso per le unità cinofile appartenenti all’allora Protezione Civile Locale.

Ideai le prime simulazioni sia nel campo dell’addestramento sia nella ricerca, e allestii un campo base veterinario sul Piave per supportare le squadre.

Questa esperienza innovativa mi permise di comprendere l’utilità e l’importanza di fornire nozioni aggiornate di Primo Soccorso, soprattutto per salvare la vita degli animali.

Fu così che nel 2015 decisi di proporre il mio Format di Primo Soccorso per i cani, estendendolo anche ai proprietari. Organizzai il primo corso teorico-pratico di Primo Soccorso rivolto ai proprietari nella mia città. Successivamente, questo corso diventò itinerante, coinvolgendo numerosi centri cinofili e cinotecnici a livello nazionale.

Oggi, il proprietario o pet partner del cane del TERZO MILLENNIO sente la necessità di esprimere con intensità e passione le tre A.A.A: Affetto, Attenzione e Amore.

Il cane è considerato un membro della famiglia, e tutti i membri del nucleo familiare si preoccupano della sua salute.

Negli ultimi anni, è cresciuta l’esigenza e la responsabilità di proteggere il proprio cane da situazioni che potrebbero causargli stress, dolore o mettere a rischio la sua vita.

Osservo presso il mio ambulatorio che il pet partner è sempre più consapevole dei rischi che “Fido Amico” può correre sia in casa che all’esterno, e vuole sapere come intervenire in caso di necessità. In alcuni casi, il tempo è cruciale e è fondamentale agire con conoscenza e consapevolezza per salvare la vita al proprio compagno fedele.

Durante il giorno, il pet partner e il suo cane possono esplorare una varietà di luoghi all’aperto, esponendosi a rischi o incidenti.

La passeggiata con il cane è uno dei momenti più belli e attesi per gli amanti degli animali. Un momento di relax dedicato al Pet e a noi stessi.

Tuttavia, questo momento di relax potrebbe trasformarsi in un incubo a causa di fattori esterni.

Queste esperienze hanno ispirato la realizzazione di un format di Primo Soccorso completo nel corso degli anni.

Nella parte teorica del corso, ricca di circa 300 diapositive e 50 video, vengono presentati foto e documentari inediti. Attraverso i quali spiego il concetto di soggetto fisiologicamente sano e analizzo diverse situazioni di pericolo.

La parte pratica del corso comprende simulazioni e esercitazioni su manichini, inclusi quelli utilizzati per le manovre di BLS. Permettono ai partecipanti di mettere in pratica quanto appreso durante il corso teorico.

Il Dott. Aldo Giovannella è autore del libro Primo Soccorso per il mio Cane edito da LSWR. Si tratta di un vademecum indispensabile per i “pet parents”  che, in caso di necessità, grazie alla facile consultazione, possono riuscire ad intervenire tempestivamente mettendo in sicurezza il proprio cane. Naturalmente in attesa dell’intervento del medico veterinario.

Ci puoi spiegare Dott. Aldo Giovannella perché possiamo definirlo un libro rivoluzionario?

Posso affermare che nel corso della mia carriera come Medico Veterinario ho constatato l’importanza di fornire regole base di Primo Soccorso per salvaguardare i nostri animali domestici: rendere i proprietari più consapevoli della prevenzione (riconoscendo situazioni di pericolo e eliminandole) e fornire loro elementi cruciali per un efficace primo intervento di soccorso, garantendo così che gli animali raggiungano una clinica o un ambulatorio veterinario in buone condizioni.

Durante il periodo di lockdown, ho sentito l’esigenza di colmare questa mancanza culturale/produttiva, proponendo sul mercato italiano un manuale completo di Primo Soccorso per il cane, composto da circa 400 pagine e più di 700 immagini pratiche.

Definirei questo testo non tanto rivoluzionario quanto innovativo.

Infatti, questo è il primo volume in Italia (e posso garantire che potrebbe ottenere un vasto consenso anche a livello mondiale) per i proprietari di cani che illustra in modo chiaro e dettagliato come effettuare un intervento di Primo Soccorso efficace.

Attualmente, i pochi volumi disponibili sul mercato sono estremamente generici (dedicati sia ai cani sia ai gatti) e concentrati più sulla salute generale degli animali che sulla gestione delle reali situazioni di emergenza o urgenza.

Ancora più innovativo perché è la prima volta che su un volume di Primo Soccorso pubblicato per il cane compaiono i bollini colorati, indicando la gravità della situazione.

Attraverso la lettura del libro “PRIMO SOCCORSO per il mio CANE”, il lettore sarà in grado di apprendere in modo semplice, chiaro ed immediato le migliori tecniche di intervento di Primo Soccorso da mettere in pratica durante un codice rosso, arancione, verde o blu, oltre a riconoscere i segnali di stress e sofferenza emessi dal proprio animale.

Ma, ancor prima, il mio auspicio è che attraverso questo manuale il lettore possa riconoscere le situazioni di possibile pericolo, così da poterle prevenire.

Dei tuoi tre figli, qualcuno ha scelto di seguire le orme paterne?

Si, Alessia e sembra proprio aver ripreso di me, almeno per quanto riguarda questo profondo Amore che ci lega a tutte queste Anime Belle.

Quali altri progetti hai per il futuro?

Non so ancora. Diciamo che amo sorprendermi…

Carla Zanutto 

* docente presso l’Università “Ecole Veterinaire Alfort” e capo della “Brigade des Sapeurs Pompiers de Paris”,

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