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Apparecchio ai denti: quando e perché subito

Apparecchio ai denti: quando e perché subito

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L’apparecchio ai denti, quando ero bambina, era una cosa per pochi.

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Esempi di apparecchi ortodontici mobili

Oggi, invece, un genitore è disposto a tutto pur di garantire un sorriso smagliante al proprio figlio. Come cambiano i tempi…

Sono una dentista, ma anche mamma, e in quanto tale ho il piacere di dare ai genitori e al bambino la sensazione di essere in buone mani.

Fin dagli anni dell’Università mi sono interessata al funzionamento di un apparecchio ortodontico. Esso serve a correggere le malformazioni dei mascellari e le anomalie di posizione dei denti.

La mia pratica quotidiana mi dimostra che i genitori prestano poco interesse ai denti dei propri figli, finché risultano da latte.

Tuttavia, i denti da latte svolgono un ruolo essenziale nell’evoluzione della bocca e della faccia.

Nonostante abbiano dimensioni più piccole, i denti da latte hanno maggior valenza di quelli permanenti perché:

  • fungono da mezzo della masticazione in un periodo di abbondante e veloce accrescimento dei mascellari;
  • esprimono chiaramente l’influenza che i fattori genetici e quelli funzionali stanno avendo sulla crescita facciale.

 

A quanti anni è opportuna la prima visita ortognatodontica per sapere se mettere l’apparecchio?

Alla luce di quanto detto prima, è auspicabile osservare i bambini in età prescolare, da 3 a 6 anni, periodo in cui sono presenti tutti i denti da latte.

In questa prima valutazione si individuano i problemi e la loro possibile evoluzione.

Si decide, quindi, ogni quanto tempo rivedere il bambino per tenere sotto controllo eventuali situazioni a rischio, o di iniziare il prima possibile un trattamento ortognatodontico con un apparecchio.

E’ proprio necessario mettere un apparecchio in età prescolare?

Sono mamma di un bambino di quasi 5 anni e, se non fossi dentista, mi piacerebbe sapere che un apparecchio non è un modo per spillare soldi inutilmente, bensì un investimento che:

  • previene una malocclusione;
  • corregge una malocclusione iniziale prima che peggiori.

In questi casi si parla di “ortodonzia intercettiva”.

Quali sono le situazioni per le quali bisogna intervenire il prima possibile con un apparecchio?

Per rispondere a questa domanda, vorrei che tutti i genitori conoscessero questi concetti:

  1. la chiusura interdentale “controlla” la crescita della mandibola;
  2. una buona crescita della mandibola si realizza in presenza di una chiusura interdentale normale.

Ne deriva che le anomalie della chiusura interdentale sono fattori di aggravamento di una malocclusione iniziale, motivo per il quale bisogna intervenire il prima possibile.

Le anomalie della chiusura interdentale si distinguono in inversione anteriore e inversione latero-posteriore.

Inversione anteriore.

E’ il segno più evidente delle cosiddette malocclusioni di III Classe.

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Morso inverso anteriore in dentatura decidua

In sua presenza è necessario intervenire il più precocemente possibile perché:

  • nel soggetto in crescita determina il peggioramento dello squilibrio intermascellare;
  • solo in fase di denti da latte la sua correzione presenta scarso rischio di danneggiamento dell’articolazione temporo-mandibolare.

 

Inversione latero-posteriore.

Viene anche definito morso incrociato e può essere monolaterale o bilaterale.

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Morso incrociato monolaterale in dentatura decidua

Il morso incrociato monolaterale deve essere corretto il prima possibile perchè comporta:

  • crescita asimmetrica del mascellare superiore;
  • crescita asimmetrica della mandibola;
  • laterodeviazione mandibolare funzionale;
  • laterodeviazione mandibolare anatomica.

 

Il morso incrociato bilaterale può essere trattato anche più tardi, dato che lo squilibrio è simmetrico e non influenza la posizione funzionale della mandibola.

 

Concludendo, intervenire in tempo su una malocclusione è possibile, ma l’iniziativa di portare il bambino di età compresa fra 3 e 6 anni a una visita specialistica ortognatodontica spetta ai genitori.

 

Laura Guida

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