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La Pena di Morte

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Il 10 ottobre si celebra la Giornata Mondiale Contro la Pena di Morte

La Giornata Mondiale Contro la Pena di Morte – World Day Against the Death Penalty –  arriva al suo diciassettesimo anno, grazie alla Coalizione Mondiale Contro la Pena di Morte.

La Coalizione Mondiale Contro la Pena di Morte – World Coalition Against the Death Penalty (WCADP) ha tra i suoi membri fondatori Amnesty International, che coordina anche le attività della Rete asiatica contro la pena di morte, l’Anti-Death Penalty Asia Network (ADPAN).

Pena di morte

2019 l’anno dedicato ai bambini

Quest’anno questa Giornata Mondiale ha come obbiettivo principale quello di puntare l’attenzione sui bambini, figli di genitori condannati a morte o giustiziati.

Il tema scelto è perché nel 2019 cade il trentesimo anniversario dell’adozione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, del 20 novembre 1989, quindi l’attenzione di questa giornata vuole essere rivolta ai bambini e ai loro diritti umani.

I figli di queste persone spesso dimenticati e portano con loro un pesante carico psicologico ed emotivo, questo può  comportare una violazione dei loro diritti.

I bambini possono rimanere traumatizzati in ogni momento del percorso penale del genitore. Arresto, processo, condanna, reclusione nel braccio della morte, giorno dell’esecuzione, l’esecuzione vera e propria e le successive conseguenze. Durante tutte queste fasi i bambini hanno momenti di speranza susseguiti dalla conseguente delusione dei loro desideri. Questo può avere un impatto a lungo termine, anche in età adulta.

Un altro grande problema che si trovano ad affrontare questi bambini è l’essere stigmatizzati dalla comunità per essere figli di genitori condannati a questa sentenza. Questo ed il fatto di aver perso un genitore per mano dello stato rendono sempre più instabile la vita quotidiana del bambino.

 

La pena di morte non è un deterrente

Chi è a favore di questa pena, ritiene non possa essere un deterrente dal commettere reati, sopratutto i più efferati, ma in realtà non è così.

Nei paesi in cui questo tipo di pena è ancora in vigore, il fatto di rischiare la vita commettendo certi reati non implica che questi non li commettano ugualmente.

La Coalizione Mondiale Contro la Pena di Morte

Lo scopo della Coalizione Mondiale, fondata nel maggio del 2002, è quello di far conoscere come è applicata la pena di morte in tutto il mondo e compiere azioni mirate per riuscire a farla abolirle completamente.

Le organizzazioni che la formano sono più di 150 sono di diverso tipo, ma uniscono tutte i propri sforzi per difendere i diritti umani riuscendo ad abolire ovunque la pena capitale.

Insieme ad Amnesty International fanno parte della Coalizione Mondiale Contro la Pena di Morte anche: la FIDH (International Federation og Human Rights), la Comunità di Sant’Egidio, la FIACAT (International Federation of Action of Christians Against Torture) e tante altre organizzazioni.

Anti-Death Penalty Asia Network (ADPAN)

In Asia ancora oggi la l’esecuzione capitale è applicata molto spesso. Negli ultimi dieci anni nel mondo, la maggioranza delle sentenze capitali sono eseguite nell’ordine in: Cina, Iran, Arabia Saudita, Vietnam e Iraq.

Il paese in cui vengono ad oggi eseguite più pene di morte è, appunto, la Cina; realmente non sappiamo quante esse siano, perché i dati sono classificati come segreto di stato.

Per questo il dato complessivo di almeno 690 esecuzioni capitali, di cui possiamo venire a conoscenza, non tiene conto delle migliaia di sentenze capitali che si ritiene vengano eseguite in Cina ogni anno.

Amnesty International

L’ONG, è sempre in prima linea e  si batte con tutti i mezzi a sua disposizione perché questa pena venga abolita.

“Amnesty International si oppone alla pena di morte in tutte le circostanze a prescindere dal reato, dalle caratteristiche del reo o dal metodo di esecuzione. La pena di morte è la punizione più crudele, inumana e degradante.”

 

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