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“Maledetto e Benedetto” di Lucia Manca

“Maledetto e Benedetto” di Lucia Manca

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La distanza e la vicinanza, l’assenza e la presenza. Difficile separarle nelle diverse fasi della vita, spesso tenute insieme dal piacere, estetico ed esistenziale, della malinconia.

Impossibile quindi tenerle distanti in “Maledetto e Benedetto”, il nuovo album di Lucia Manca, uscito il  4 maggio 2018, che della memoria, intima e privata, è specchio. Inevitabilmente positivo e negativo. Irrimediabilmente Maledetto e Benedetto.

“Maledetto e Benedetto”“Maledetto e Benedetto” è libero dai trend del momento, immerso in un’atmosfera nostalgicamente patinata eppure lontano da ogni ipotesi di revival. Come fosse una fotografia in alta definizione con colori pastello d’antan.

Ascoltare “Maledetto e Benedetto” è come tornare con la mente ai caldi tramonti estivi in spiaggia.

Nel juke boxe del lido un brano dei Matia Bazar; i tuoi genitori ancora giovani e belli che con giusto distacco e inevitabile tenerezza osservano la tua adolescenza, i primi baci, i primi pianti d’amore.

Lucia Manca è cresciuta con la canzone d’autore: Tenco, Bindi, Endrigo, Battisti, Vanoni, Mina, Patty Pravo, Celentano, Dalla.

Ma è figlia del nostro tempo perché oggi ascolta artisti come: Frank Ocean, Tennis e Grizzly Bear.

Lucia restituisce una raffinatissima immagine sinestetica, in cui il ricordo intimo parla la lingua dei synth.

“Il disco  è nato dopo un lungo periodo di scrittura durante il quale ho raccolto tutte le mie esperienze. Ogni canzone è una mia personale prospettiva verso temi che riguardano l’amore. Non sempre inteso come rapporto di coppia, ma come sentimento forte verso luoghi, persone, ricordi…”.

L’album rappresenta una sfida: il coraggio di mettersi in discussione, cambiare strada e provare nuove soluzioni musicali e liriche.

Nelle otto canzoni dell’album, Lucia fa rivivere in un nuovo contesto contemporaneo ed estremamente personale atmosfere che ricordano la grande epopea delle colonne sonore del cinema italiano, firmate da immensi compositori come Piero Piccioni o Piero Umiliani, e della library music, con un’interpretazione vocale degna erede delle migliori voci pop della canzone nostrana e internazionale.

“Maledetto e Benedetto” racconta un mondo fragile e imperfetto che non ha paura di mostrarsi, di scoprirsi ed emozionarsi, dove i ricordi si mescolano agli auspici e le assenze si fanno presenze.

Ogni testo lascia libera l’interpretazione dell’ascoltatore, gli regala input su cui far viaggiare la mente, come se si fosse immersi in un film di Antonioni o nelle dinamiche ondulate di una natura sfuggente dal retrogusto Art Nouveau.

Un crocevia di luoghi e di oggetti che evocano ricordi a mo’ di madeleines, suggestioni legate alla solitudine notturna e fascinosa di un bar della stazione o alla malinconia di una casa al mare, dove tutto cambia salvo le insegne patinate dei locali

E così due semplici accordi di tastiera, un malinconico tappeto di synth e un sinuoso incastro tra basso e batteria ci introducono nell’album, dentro “Bar Stazione”.

“Eroi” è un inno synth-pop alla gioia e all’amore, “Basta chiedere” si muove tra la tradizione melodica italiana e il techno-pop.

“Noi” capta le frequenze di una radio che trasmette solo Etta James e Al Green, “Maledetto” è ricoperta da una patina nostalgica riscaldata da timidi riff funk, mentre in “Più Giù” Lucia gioca apertamente con l’elettronica.

Al Posto Tuo è un ricordo dream-pop costellato di oggetti evocativi. La crudeltà di un mese come Settembre è tutta racchiusa in poche note di arpa con un climax da soundtrack di fine anni ’60.

A partire da semplici linee vocali e da qualche sparuto beat, la cantautrice ha scritto canzoni dal forte impatto immaginifico e finemente arrangiate; dove l’elettronica e i synth più sinuosi si uniscono  a pattern ritmici ora incalzanti ora soffusi.

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