Storia degli arrosticini abruzzesi

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Storia degli arrosticini abruzzesi

La cucina italiana è una delle più amate al mondo ed è certamente una delle più complete, ricche e variegate. Ogni regione, infatti, ha una propria tradizione gastronomica, che viene espressa attraverso la produzione di prodotti tipici e di ricette particolarissime, che rappresentano senza dubbio una delle attrattive del nostro Paese.

Le persone che ogni anno scelgono di visitare l’Italia, infatti, lo fanno non solo per il mare meraviglioso e le bellezze artistiche. La pizza napoletana, il pesto alla genovese, la carbonara, il prosciutto di Parma, il parmigiano reggiano, i pistacchi di Bronte, le olive ascolane, ogni regione rappresenta una tappa irrinunciabile di quello che è davvero un “tour” gastronomico, che attraversa tutte le regioni.

Naturalmente non mancano le specialità di carne, come la bistecca alla fiorentina tipica della Toscana o gli arrosticini abruzzesi, un piatto unico a particolarissimo a cui è legata indissolubilmente la storia della regione.

Onore alla pecora

L’origine di questo prodotto appare alquanto incerta, ma sembra che gli arrosticini siano nati in quella che è la zona orientale del Gran Sasso, nel territorio compreso tra Penne e la Piana del Voltigno. Ma la produzione di arrosticini a Pescara, Teramo e nelle altre provincie è ormai una realtà consolidata e non esiste una specificità rispetto a quella che è la zona di provenienza, perché la ricetta di questo piatto ha un unico punto fermo: la carne.

arrosticini

Gli arrosticini, infatti, sono un omaggio alla storia della gente d’Abruzzo, perché “celebrano”, in modo molto particolare, quella che è la vita della pecora e sono diventati per questo uno dei simboli dell’intera regione.

Questi spiedini di carne, infatti, sono un piatto povero, creato dai pastori per dare una degna fine alle pecore ormai anziane, che non erano più adatte al pascolo o alla produzione di latte, ma che potevano ancora dare molto, grazie alla loro carne.

Gli arrosticini abruzzesi, dunque, nacquero dal bisogno di nutrirsi durante i lunghi mesi della transumanza, in cui i pastori rimanevano con le loro greggi tra le montagne, unito alla necessità di non sprecare niente delle carni appartenenti agli esemplari più anziani del gregge.

Gli arrosticini sono composti da cubetti di carne di pecora, della grandezza di circa un centimetro, che vanno alternati tra loro con pezzetti di grasso, in modo che la carne non secchi durante la cottura e si mantenga morbida e succosa.

Ogni spiedino sarà lungo più o meno 30 centimetri, 10 dei quali occupati dai cubetti di carne, in modo da lasciare libere le due estremità, per poterle appoggiare meglio sulla griglia.

La cottura

Anche il metodo di cottura è rimasto quello originale adottato dai pastori. Gli spiedini di carne di pecora, infatti, vanno cucinati su una speciale griglia, chiamata fornacella, la cui forma particolare ricorda quella di una grondaia. Non si tratta, però, di una comune piastra con la brace.

La graticola è lunga e stretta, con una larghezza di poco superiore ai 10 centimetri, in modo da poter appoggiare gli spiedini con le due estremità del bastoncino di legno che poggiano sui lati opposti della fornacella, in modo che la brace vada a cuocere solo la carne, senza bruciare lo stecchino.

Pochi minuti di cottura ed ecco pronto uno dei piatti più amati della tradizione gastronomica italiana.

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