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Come ho tolto il ciuccio a Rebecca

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Venerdì 31 gennaio ore 09.45, chiamo mia suocera per dirle che sono KO causa 39 di febbre e sono a letto, dall’altro capo sento la sua voce strana… “volevo chiamarti dopo, sei seduta? Siamo al pronto soccorso, Rebecca al nido ha sbattuto su una sedia e si è tagliata, due denti ballano”.
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Prima reazione: mi alzo e vado, ma svengo di nuovo sul letto, possibile che capitino queste cose quando sono fuori uso? #mammadegenere non mi smentisco mai!

Seconda reazione: richiamo mia suocera “toglietele il ciuccio, se i denti ballano non va bene”. Non c’era alcun fondamento scientifico in quello che avevo detto, ma ho agito d’istinto.

Terza reazione: chiamiamo i rinforzi! Ho telefonato a Lele e l’ho fatto uscire dal lavoro, Rebecca adora il suo papone e farsi visitare stando in braccio a lui l’avrebbe sicuramente tranquillizzata.

Papà e nonna hanno spiegato alla nana che il ciuccio non c’era più, che con i dentini non andava bene e poi la genialata: mia suocera, dotata di un nuovo ponte mobile, se lo toglie e proferisce tali parole “visto cosa succede ai denti con il ciuccio?” . Nana basita, a bocca aperta, accarezza la nonna come se fosse lei a stare veramente male. Devo dire che questo è il metodo più anticonvenzionale che io abbia mai sentito ma, a quanto pare, ha funzionato. Della serie come traumatizzare i nani nel periodo di formazione del carattere, per poi farli diventare un giorno dei serial killer?!?! Mah… lo scopriremo solo vivendo.

Rebecca è rientrata nel primo pomeriggio, antibiotici per prevenire possibili infezioni, visite fissate per controlli. La metto a nanna, piange e  mi chiede il ciuccio, le dico che il ciuccio non c’è più e che non va bene con i dentini, ovviamente piange e non poco, ma si fa le sue due ore di pisolo senza ciuccio. Per i due giorni successivi lo chiede prima delle varie nanne, frigna un po’ ma poi si rassegna. Per un altro paio di giorni più che chiederlo, ne voleva parlare “dov’è il ciuccio?” chiedeva per poi rispondersi da sola “il ciuccio non c’è più, non va bene” indicando gli incisivi. Una sera a letto sento che dice “ecco il ciucciooooooooo!!”. Io sono sbiancata, era un camaleonte di gomma sotto le lenzuola, appena se ne accorge si mette a ridere e dice: “ma noooooooooooon è il ciuccio è un cabaleonte!” se fosse successo a me, mi sarebbe pigliata una crisi isterica!

Morale della favola, sono passati 10 giorni e sembra che il ciuccio non sia mai esistito. Ora ci mettiamo una vita a prendere sonno e spesso crollo prima io, mentre lei saltella ancora sul letto. Mi sa tanto che eravamo noi (mamma, papà e nonni) quelli più legati al ciuccio, io per prima ho sempre pensato fosse un elemento indispensabile per lei, sempre a portata di bocca, a quanto pare i bambini capiscono e sono più maturi di quello che a volte sembra. Con questo non voglio assolutamente dire che dobbiate traumatizzarli come ho fatto io, a volte le imprese impossibili si rivelano meno ardue di quello che si pensa!

Ah dimenticavo, Rebecca fin dai primi giorni ha la sua “nanna”, una sciarpa stile copertina di Linus che usa per dormire, non se la porta in giro ma senza quella apriti cielo se deve dormire, beh per me la nanna se la può portare fino all’altare, sempre che suo padre un giorno la faccia uscire di casa.

 

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