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I diritti in sala parto: cos’è la violenza ostetrica e come tutelarsi

Violenza ostetrica e diritti in sala parto: tutto quello che devi sapere

Il momento del parto è uno dei più delicati e personali nella vita di una donna. Eppure, per troppo tempo, molte hanno vissuto esperienze segnate da mancanze di rispetto o interventi medici non concordati. È qui che nasce il concetto di violenza ostetrica, un tema portato alla luce da campagne fondamentali come #bastatacere e dalle direttive dell’OMS.

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Cosa si intende per rispetto nel parto?

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni donna ha il diritto di ricevere un’assistenza basata sulla dignità. Questo significa essere trattate come soggetti attivi delle proprie cure e non come oggetti passivi di protocolli medici.

Il rispetto passa attraverso gesti semplici ma fondamentali:

  • Il divieto di usare espressioni umilianti o degradanti.
  • Il rispetto della privacy e del corpo della donna.
  • Il diritto di essere informate in modo completo su ogni trattamento.
  • I diritti fondamentali della partoriente

Indipendentemente dall’evoluzione delle proposte di legge (come quella storica del 2016 che ha aperto il dibattito in Italia), oggi è chiaro che ogni donna è titolare di diritti inalienabili durante il travaglio:

Consenso Informato: Pratiche come l’episiotomia, l’uso della ventosa, l’induzione farmacologica o la manovra di Kristeller non dovrebbero essere eseguite senza un consenso esplicito e consapevole, salvo emergenze cliniche documentate.

Il diritto alla vicinanza: Madre e neonato devono poter restare vicini sin dai primi istanti (skin-to-skin), favorendo il legame immediato.

Libertà di scelta: Il parto fisiologico, ovvero quello che segue i ritmi naturali del corpo senza accelerazioni artificiali ingiustificate, deve essere promosso e tutelato.

Presenza di una persona di fiducia: La partoriente ha il diritto di avere accanto a sé il partner o un’altra persona scelta per ricevere supporto emotivo.

Perché parlarne è importante

C’è ancora molta disinformazione. Conoscere i propri diritti non significa andare “contro” il personale medico, ma costruire un’alleanza basata sulla trasparenza. Un’esperienza di parto positiva non solo tutela la salute fisica, ma rafforza il benessere psicologico della donna e della nuova famiglia.

Laura Citroni

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