La ragazza afghana di Steve McCurry

La ragazza afghana di Steve McCurry la conoscono tutti (o almeno credo).

In molti l’hanno definita la “foto del secolo”, ecco perchè sono convinta che tutti, almeno una volta, l’abbiate vista.

La ragazza afghana

Lei è Sharbat Gula. Quando McCurry la fotografò era un’orfana dodicenne che si trovava nel campo profughi di Peshawar, in Pakistan. Lo scatto del fotografo statunitense fu pubblicato sulla copertina del National Geographic nel giugno 1985 e divenne un vero e proprio simbolo delle guerre che sconvolgevano l’Afghanistan durante gli anni Ottanta.

Credo non ci sia persona che non si è incantata almeno per un attimo guardando gli occhi di Sharbat…

Uno scatto grezzo ma limpido. Pochi colori nella foto, ma che colpiscono immediatamente. Una delle mie preferite, lo confesso.

McCurry non si è fermato a quello scatto dimenticando Sharbat… dopo numerose ricerche e 17 anni da quello scatto, ha ritrovato “la ragazza afghana” in una regione remota dell’Afghanistan. Ormai trentenne, Sharbat si era sposata e aveva dato alle luce tre figlie.

La sua pelle è segnata, ora ci sono le rughe, ma lei è esattamente così straordinaria come lo era tanti anni fa” dichiarò McCurry subito dopo averla rivista e riuscendole a strappare un secondo scatto…

La ragazza afghana

Alla fine “la ragazza afghana” è stata messa all’asta sul sito specializzato ArtNet: prezzo di partenza 15mila dollari. Chi l’avrebbe mai detto…

Se fossi stato McCurry l’avrei tenuta per sempre con me, avrei conservato la sua storia, non l’avrei mai venduta. Perché i ricordi non hanno prezzo.

Lui è Steve McCurry, uno dei maestri della fotografia andate a visitare il suo sito!

 

 

 

Erica Menegollo

Donna, fotografa e mamma di Ginevra 👑. Affamata di ricordi, Nikon e iPhone danno voce ai miei occhi.
Sono il 50% di Officina degli Scatti 📷
Se dovessi descrivermi con un aforismo, lo farei con questo:

Le radici sono importanti, nella vita di un uomo, ma noi uomini abbiamo le gambe, non le radici, e le gambe sono fatte per andare altrove.
(Pino Cacucci)

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