Stefania Vitale: la Life Coach che aiuta a non tingere i capelli
Stefania Vitale Life Coach accompagna le donne che stanno attraversando la transizione ai capelli naturali
Stefania Vitale Life Coach aiuta a dire addio alla tinta e affrontare la transizione con serenità. Portare i capelli bianchi o grigi che siano, prima del tempo stabilito, nella società contemporanea, è forse la cosa più difficile da fare per una donna.
Stefania parlaci di te, raccontaci com’è cambiato nel tempo il tuo rapporto con i capelli bianchi e come sei diventata Life Coach, creando il primo percorso in Italia dedicato alle donne che vogliono affrontare la transizione e dire addio alla tinta.
Direi che la relazione con i miei capelli bianchi è una delle più lunghe della mia vita?
Sono un caso di canizie precoce: mia madre mi racconta spesso di aver trovato il primo capello bianco sulla mia testa quando avevo circa quattro anni. Non faccio fatica a crederle, anche perché oggi anche i miei figli, di 5 e 10 anni, ne hanno già qualcuno.
Intorno ai 14 anni andavo con mia sorella più grande dal parrucchiere per applicare dei riflessanti: i capelli bianchi erano già numerosi. Da un lato mi sentivo “diversa”, perché nessuna delle mie coetanee li aveva; dall’altro, questa particolarità mi permetteva di giocare con il colore, cosa che a molte non era ancora concessa.
Verso i 16–17 anni iniziai con le tinte vere e proprie, quelle forti, ricche di ammoniaca.
Dopo ogni tinta arrivavano croste, prurito, arrossamenti della cute. Eppure era considerato normale, e le alternative erano pochissime.
Lasciare i capelli bianchi? Impensabile per una donna.
Oggi esistono molte più opzioni, come le erbe tintorie, sicuramente più rispettose della salute. Resta però il fatto che anche quelle diventano una schiavitù mensile. Nel mio caso, forse, mi avrebbero risparmiato una dermatite che ancora oggi mi accompagna.
Intorno al 2018 ero esausta dell’appuntamento fisso dal parrucchiere: combattevo con la dermatite e dopo due settimane la ricrescita era già evidente. A un certo punto mi sono chiesta: ne vale davvero la pena?
A spingermi non era solo la stanchezza, ma anche una grande curiosità. Mi chiedevo: come sono davvero i miei capelli oggi? Saranno bianchi, sale e pepe, omogenei?
E insieme a questo, sentivo forte un senso di giustizia: perché io devo tingermi solo perché sono donna? Perché dovrei adeguarmi a standard che non sento miei, quando agli uomini basta essere puliti e in ordine per essere considerati curati?
In Italia, allora, c’erano pochissime donne giovani che sceglievano di smettere di tingersi. Non c’erano community strutturate né profili italiani che raccontassero la transizione al grigio.
Durante la mia transizione non sono mancate critiche e battute, ma ciò che mi ha sorpresa è stato altro: una volta terminata, ho iniziato a ricevere moltissimi complimenti. Tantissime donne mi fermavano, dalla cassiera del supermercato alla dottoressa del punto prelievi, e quasi tutte dicevano la stessa cosa:
“Anch’io vorrei, ma non ho il coraggio.”
Cercavo di spiegare a parole quello che per me era stata la transizione, un senso di libertà e di potere mai provato prima, ma capivo che non bastava.
Così mi sono chiesta: come posso aiutare concretamente le donne che desiderano smettere di tingere, ma si sentono bloccate dalla paura e dal giudizio?
Da lì è nato il progetto “Capelli bianchi? Sì, grazie!”.
Mentre lo strutturavo, ho deciso di formarmi come Life Coach, per avere strumenti concreti e professionali con cui accompagnare le donne in questo percorso.
Ricordo perfettamente le mie prime tre clienti, che ancora oggi fanno parte attiva della mia community. Il coaching in Italia è spesso frainteso, ma loro hanno creduto in me e mi hanno permesso di dare vita a qualcosa che ha cambiato profondamente la mia vita. A loro devo moltissimo.
I capelli bianchi, soprattutto un tempo, erano il simbolo più evidente dell’età che avanza; oggi, però, corrispondono anche all’inizio di una sorta di schiavitù, quella della tinta a cadenza regolare.
Siamo riuscite ad accettare le smagliature e la cellulite, invece perché, secondo te, facciamo così fatica ad accettarci con i capelli bianchi o grigi? Perché ci fanno così paura?
Perché a differenza delle smagliature e della cellulite i capelli bianchi non si possono nascondere. Certo ogni tanto si può indossare un cappello, ma la maggior parte del tempo la nostra testa è ben esposta allo sguardo degli altri. E quello che spaventa di più dei capelli bianchi (e non solo dei capelli bianchi) è il giudizio degli altri.
Una domanda che invito sempre a farsi è la seguente:
“Se fossi l’ultima donna sulla faccia della terra, continuerei a tingere i capelli?”
Questo ci da un’indicazione sul per chi stiamo tingendo. Per desiderio nostro o di altri?
Stefania, qual è il momento più difficile quando si affronta la transizione?
La fase “3 dita di ricrescita” , come la chiamo io.
Quel momento in cui ci si sente in una soglia, non ancora come vorremmo, ma non più come eravamo. Ci si interroga (sempre per via del benedetto giudizio):
“Si capirà che sono in transizione o penseranno che sono sciatta?”
E’ la parte più complessa e emotivamente altalenante: si vivono giorni in cui vorresti correre dal parrucchiere e giorni in cui ti senti super forte nella tua scelta, ma è anche la fase più significativa, se riusciamo a coglierne il potere trasformativo più profondo.
Non tingersi ha un significato che va oltre l’estetica. Ci spieghi il significato psicologico dietro questa scelta?
Dal punto di vista psicologico, scegliere di non tingersi ha molto a che fare con il rapporto che abbiamo con il controllo e con l’identità.
Tingersi spesso serve a mantenere un’immagine stabile di noi stesse, a rallentare o nascondere un cambiamento che invece il corpo sta naturalmente attraversando.
Non tingersi significa fare un passo diverso: accettare che l’immagine di sé possa evolvere, senza doverla correggere o ‘aggiustare’ continuamente.
Per molte donne è un passaggio delicato, perché mette in gioco il tema del valore personale.
“Valgo anche se non corrispondo più ad un certo standard estetico?”
In questo senso, smettere di tingersi non è una rinuncia, ma un atto di fiducia.
È scegliere di restare in relazione con la propria immagine reale, giorno dopo giorno, e di ridefinire chi si è non a partire da come si dovrebbe apparire, ma da come ci si sente.
Stefania puoi dare dei consigli di styling a chi vorrebbe provare a tenere i capelli bianchi?
Premetto che non sono una stylist né una parrucchiera: nel mio percorso collaboro con professioniste che si occupano proprio di questo.
Detto ciò, ci sono alcuni suggerimenti di base che mi sento di condividere, perché riguardano più l’atteggiamento e lo sguardo che la tecnica:
- Non credete ai diktat che circolano sui capelli bianchi. ‘Devono essere corti’, ‘dovrai cambiare modo di vestire’, ‘dovrai truccarti di più’. Non è vero.
- Il capello bianco cambia: spesso è più secco o più poroso. Scegliere prodotti che lo nutrano e lo rendano luminoso è già uno styling efficace.
- I capelli bianchi non chiedono di essere ‘coperti’, ma valorizzati. Un buon taglio, pensato sulla persona e non sull’età, fa una differenza enorme.
- Lo styling non è solo esterno. Serve tempo anche per abituare lo sguardo, il proprio, prima ancora di quello degli altri. E soprattutto: non cercare di ringiovanire i capelli bianchi.
Cercare piuttosto di farli parlare la nostra lingua.
Nei social ti proponi in modo simpatico e convincente: che rapporto hai con la tua community?
Il rapporto con la mia community è prima di tutto un rapporto umano.
Sui social uso spesso un tono leggero e ironico perché è il modo più naturale che ho per abbassare le difese e creare uno spazio sicuro, in cui le persone possano riconoscersi senza sentirsi giudicate.
Non mi pongo come qualcuno che insegna dall’alto, ma come una donna che sta attraversando e ha attraversato le stesse domande e le stesse paure.
Per questo la relazione è molto basata sullo scambio: ricevo tantissimi messaggi, racconti personali, confidenze.
Alcune volte ho quasi la sensazione di ricevere molto più di dare, e per questo sono profondamente grata a tutte le persone che mi seguono, che sono anche una fonte inestimabile di ispirazione per tutto il mio lavoro.
Secondo te è vero che la scelta di portare i capelli bianchi sia diventata una moda dopo il covid? Le mode però, si sa, passano: hai riscontrato un’inversione di marcia in tal senso?
Penso che sia vero che la pandemia abbia dato una spinta importante alla scelta di lasciare i capelli bianchi. Durante i lockdown, con i saloni chiusi e più tempo per guardarsi dentro, molte donne si sono trovate ad affrontare il proprio cambiamento di colore naturale e, per alcune, quella necessità temporanea si è trasformata in una scelta consapevole che ha aperto una riflessione più ampia su identità e bellezza autentica
A mio avviso questo cambiamento non è una moda passeggera. Come ben si dice nel docufilm “Your roots are showing” di Ilise Harris, questa non è una moda ma una rivoluzione, come lo sono state le scarpette da ginnastica ad esempio, e non si esaurirà. Non a caso nell’ultima passerella di Chanel Haute Couture ha sfilato Stephanie Cavalli, splendida modella dai capelli grigi.
Stefania hai altri progetti per il futuro?
Sì, ho diversi progetti in cantiere.
Uno a cui tengo particolarmente e a cui sto lavorando proprio ora è la costruzione della prima Mappa italiana dei saloni Silver Friendly: una rete di parrucchieri e professionisti che accolgano e supportino davvero le donne che scelgono di portare i capelli naturali, senza giudizio né pressioni.
Accanto a questo, mi piacerebbe molto organizzare un grande evento dal vivo dedicato alla mia community.
Un momento di incontro reale, di condivisione e di scambio, per dare corpo e voce a un percorso che spesso nasce online ma che ha un forte bisogno di essere vissuto anche dal vivo.
Credo molto nel valore della comunità: creare spazi sicuri, sia fisici che simbolici, è una parte fondamentale del lavoro che voglio continuare a sviluppare.
Carla Zanutto





