Vivere all’estero, non sempre è facile

Vivere all’estero, non sempre è facile

Vivere all’estero, non sempre è facile

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Vivere all’estero non è una cosa semplice ma a volte è l’unica soluzione fattibile per la ricerca di un migliore stile di vita.

Quest’anno sono dieci anni che vivo lontana dall’Italia, il che fa un terzo della mia vita passata fuori dal Bel Paese. Vivere lontano nel mio caso inizia per scelta e finisce per diventare l’unica opzione sostenibile. Se poi ci aggiungiamo anche una pandemia in atto, la situazione si aggrava. Insomma, vivere all’estero, non sempre, è una cosa semplice.

E dato che molti mi chiedono il perché di questa scelta, ho deciso che fosse il momento di elencare alcune delle principali ragioni per cui, oramai, vivere all’estero non mi fa più sentire a casa da nessuna parte e da tutte le parti.vivere all'estero

Empatia da migrante

Vivere lontano ti mette nei panni degli altri, quelli che arrivano senza saper parlare bene la lingua, che non hanno un lavoro o una casa e fanno comunità con i propri connazionali. Gli emigrati. Ma ti accorgi anche che sei visto come una risorsa proprio perché diverso.

Solitudine

Ci si trova inizialmente spiazzati e soli, senza la propria famiglia. Noi italiani veniamo da una cultura in cui la famiglia ha una presenza costante in tutte le fasi della vita. Ritrovarsi soli i weekend non è sempre semplice all’inizio. Poi però si capisce che non è solitudine, ma tempo libero. E quando arrivano i figli non si fa che apprezzare questa nuova routine basata sulla proprio quotidianità e non sulle visite ai familiari.

Lavoro

Quando per la prima volta alle 5 di pomeriggio il mio capo mi guardò preoccupato, non capii subito. Ho realizzato successivamente che il valore si dimostra dai risultati non dalle ore passate in ufficio. Che di meritocrazia non serve parlarne ma basta farne un metodo di valutazione. Il proprio lavoro non è solo uno retribuzione ma una responsabilità.

Circolazione

vivere all'estero

Quando si vive in grandi città o in quelle medio-piccole, si realizza che generalmente la macchina non serve. E se non si usano i mezzi ci si trova ad usare la bicicletta vivendola come la normalità. Qui subentra l’importanza della circolazione che danno determinate nazioni europee ai propri cittadini: piste ciclabili e zone pedonali. Da qui, automaticamente, si trasmette un valore fondamentale ai propri figli:  l’automobile non deve essere un mezzo abitudinario ma solo una reale necessità.

 

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