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Blu come l’autismo

Blu come l’autismo

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Autismo: quel disturbo che ci impedisce di interagire con gli altri.

L’autismo non ci deve far sentire diversi.

“E poi c’era Blu.
Blu era un micetto diverso dagli altri, era, appunto di colore blu. Per il resto era un micetto come gli altri con due occhi, due orecchie, un certo numero di baffi, quattro zampe e una bella coda pelosa, ma era blu.
Un gatto tutto blu, bisogna ammetterlo nessuno se lo aspettava e, per aggiungere strano allo strano, il suo essere blu lo rendeva proprio particolare….”
(Da “Il Gattino Blu”)

 

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blu come l’autismo

Un bambino affetto da autismo è come un gattino blu.
Un bambino come gli altri, con due braccia, due gambe,una bella capigliatura, due occhi, un bambino bellissimo,ma speciale nella sua differenza.

Come riconoscere i sintomi dell’autismo?
Ci sono delle caratteristiche che, pur variando da bambino a bambino per qualità e intensità, sono presenti:

  • Difficoltà a relazionarsi
  • Difficoltà a comunicare (direttamente collegata alla precedente, un bambino autistico non comunica perché non si relazione, mentre un bambino con disturbo del linguaggio trova difficoltà a relazionarsi a causa dei problemi nella comunicazione).
  • Peculiarità di interessi e di gioco
    Un bambino che non guarda negli occhi, non risponde al nome, passa tanto, tantissmo, troppo tempo ad interessarsi ad un medesimo oggetto o azione, desta sicuramente l’attenzione di un genitore.

Avere presto una diagnosi è importante, per capire e poter agire.

Il banco di prova dei genitori è forte quanto quello del bambino che si confronta con un mondo difficile da capire per lui, così come lui potrà essere difficile da capire per chi lo incontrerà.

Ancora non c’è chiarezza sulle cause.

Le persone con autismo hanno un loro modo peculiare di intendere e interagire col mondo, diverso dal nostro. Così possiamo apparir loro incomprensibili e strani quanto loro lo possono essere per noi cosiddetti “a sviluppo tipico”.

Il lavoro consiste, con l’aiuto di equipe di esperti, in uno sforzo reciproco, sia da parte della persona con autismo sia da parte di chi fa parte del suo mondo, per capirsi e creare un “linguaggio comune” con lo scopo ultimo di rendere migliore possibile la qualità di vita del bambino autistico.

Una primissima cosa che può fare un genitore che teme suo figlio possa essere autistico può essere la CHAT (Checklist for Autism in Toddlers), parte della compilazione è a cura del genitore stesso e parte è per il pediatra.

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A questo proposito vi lascio il racconto di una mamma che sta lottando per il figlio

…Quello che non avevo potuto fare a meno di notare è che a quasi due anni e mezzo non parlavi ancora.

“Signora è un maschio, i maschi parlano più tardi” mi aveva liquidato la pediatra, ma io dentro di me percepivo che c’era qualcosa di più, qualcosa di strano, ma non sapevo e non volevo forse saperlo. “È un bambino schivo” mi ripetevo.

Avrei potuto notare quel mondo di differenza che ti separava dagli altri bambini, se non avessi imparato presto, più con l’intuizione che con il ragionamento, che tu non ami la confusione, così al parco ti portavo in orari diversi dagli altri, per me era solo un rispettare il tuo carattere.

Ad un certo punto, però, è arrivata la scuola, l’enorme difficoltà dell’inserimento, poi però ti sei abituato, ti bastava arrivare un po’ prima degli altri e cercare i tuoi spazi preferiti, ma le maestre hanno iniziato a farmi notare un mucchio di cose che forse tuo padre ed io già sapevamo.

Allora è iniziato il nostro viaggio..un percorso fatto di visite, neuropsichiatri, educatori, psicologi. Ho incontrato altri bambini che in alcune cose ti somigliavano tanto, altri genitori in cui rispecchiare tanto la nostra esperienza.

Tutto ha avuto una spiegazione, un nome descriveva il percorso diverso che come genitori ci aspettava e come persona avrebbe descritto la tua vita: autismo.
(Ricordi di una mamma)

Tiziana

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