Home Lifestyle Come combattere il cyberbullismo? Quali sono le soluzioni legali?
Come combattere il cyberbullismo? Quali sono le soluzioni legali?

Come combattere il cyberbullismo? Quali sono le soluzioni legali?

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12974407_1184269708258942_1185555937486007704_nIl cyber bullismo, o bullismo informatico, è il termine che indica atti di bullismo e di molestia effettuati tramite mezzi elettronici come social, web, email,blog, sms…  Attualmente non esiste una legge organica che lo definisca e lo sanzioni.

Ultimamente si sente molto parlare di questo importante tema e, noi dello Studio SLC, spesso presenti ad incontri e convegni in materia vogliamo contribuire  cercando di far luce sulle problematiche legali connesse al bullismo ed alla sua variante cibernetica, considerata inoltre la difficoltà di trovare delle soluzioni giuridiche efficaci.

Abbiamo già avuto modo di parlare di bullismo, dove oltre a dare una prima definizione, abbiamo fatto luce su chi debba essere considerato responsabile degli atti di bullismo ed abbiamo accennato ad alcune tra le soluzioni legali possibili.

In quest’articolo invece, vorremmo esaminare la specificità del cyberbullismo sino ad accennare alle proposte di legge in materia, ora in commissione alla Camera.

Il cyberbullo è colui che utilizza la tecnologia informatica per diffondere informazioni che danneggiano la vittima mediante i mezzi di comunicazione, soprattutto internet e telefoni cellulari: social network, pubblicazione di video e fotografie, chat.

AskSnapchatTwitter sono solo alcuni tra i mezzi tecnologici che consentono al bullismo di ampliare il suo raggio di azione. Facebook è, secondo le statistiche, all’ultimo posto dato il progressivo abbandono dello stesso tra le nuove generazioni in favore di social sempre più innovativi.

Dalle nostre ricerche è emersa una opinione abbastanza comune su alcuni punti chiave.

Vediamo quali sono:

✓  responsabili sono sia i ragazzi che pubblicano il post, che quelli che assecondano con un like o condividono il post denigratorio

✓  I genitori si dovrebbero impegnare a controllare la cronologia del browser usati dai loro figli, applicando ad esempio un parental control o diventando loro amici sui social. Soprattutto non dovrebbero pensare che il cyberbullismo interessi solo i figli altrui.

✓  I genitori dovrebbero accettare che l’attuale sistema educativo aspira all’utilizzo di internet nelle discipline scolastiche e pertanto, dovrebbero prendere atto che il mero divieto di utilizzo non ne previene l’abuso tanto quanto una corretta educazione circa i pericoli delle nuove tecnologie

✓ La società intera dovrebbe raccogliere l’opportunità offerta dal problema del cyberbullismo, che consiste nell’occasione di poter studiare meglio le dinamiche di gruppo dei cosiddetti “nativi digitali” all’origine di un mondo sempre più virtuale.

Tutto ciò si rivela molto utile a livello di ricerca e per le famiglie più attive. Tuttavia, noi di SLC riteniamo sia necessaria una legge che, da una parte, obblighi le scuole ad adottare determinate misure preventive e di controllo del fenomeno e, dall’altra, sanzioni gli atti di bullismo in maniera proporzionata sia alla loro lesività che alla possibilità di rieducazione del soggetto che ha agito.

Purtroppo, nell’ordinamento giuridico italiano, attualmente il cyberbullismo manca addirittura di una definizione giuridica!

Andando a cercare qua e là, tra le norme, è sicuramente rinvenibile una disciplina applicabile. In particolare, è possibile perseguire i fatti che corrispondano ai reati di ingiuria, diffamazione, minaccia oltre al reato di trattamento illecito dei dati personali (art. 167 cod. priv.).

Tuttavia, bisogna prendere in considerazione il fatto che gli atti che connotano il fenomeno del bullismo informatico sono compiuti, nella grande maggioranza dei casi, da soggetti minorenni e talvolta di anni inferiori a 12, per i quali il nostro ordinamento giuridico non riconosce l’imputabilità.

E’ importante pertanto che il legislatore elabori nuove regole, tramite una legge organica ed efficace.

Forse non tutti sanno che un DDL sul cyberbullismo è stato approvato al Senato il 28 maggio 2015 ed ora è al vaglio della Camera, dove il suo esame è stato riunito a quello di altre tre proposte di legge, ferme dal 2014.

La nostra politica si sa, anziché andare dritta all’obiettivo, spesso frammenta, dilunga e posticipa soluzioni che potrebbero essere raggiunte con minore sforzo e ridotta spesa pubblica. Speriamo che in tale materia, il Parlamento senta un dovere morale maggiore, stante l’incremento degli episodi di bullismo e dei gesti “estremi” delle vittime, riportati quasi quotidianamente dalla cronaca nera.

Analizzando i DDL in materia abbiamo riscontrato alcune innovazioni comuni:

1) l’idea di applicare agli episodi di cyber bullismo la “sanzione” dell’ammonimento, ovvero un procedimento dinnanzi al questore che già si applica per il reato di stallking;

2) l’iniziativa dell’utilizzo di un procedimento con il quale le vittime possono richiedere ed ottenere entro 48h la rimozione o l’oscuramento dei dati personali del minore presenti sul web. La richiesta dovrebbe essere avanzata al gestore del sito web o, in alternativa, al Garante per la protezione dei dati personali;

3) la proposta di delegare al Ministero dell’Istruzione, la determinazione delle linee di orientamento per il contrasto al cyberbullismo in ambito scolastico, alle quali gli istituti di istruzione dovranno adeguarsi.

Per ora riteniamo opportuno partire da una definizione del cyberbullismo il più possibile corrispondente a realtà. Una volta chiarita la fattispecie, anche i giudici potranno interpretarla nel senso più attuale e vedere, caso per caso, se il fatto concreto corrisponda alla norma. Si potrebbe allora sanzionare tali atti qualora cagionino un perdurante e grave stato di ansia o di paura, ovvero ingenerassero un fondato timore per la propria incolumità mentre sarà più difficile determinare una sanzione adeguata.

E’evidente, tuttavia, che è necessario il supporto della polizia postale e organizzazioni attive sul campo soprattutto al fine di attuare la prima e fondamentale informazione sui pericoli dell’adescamento informatico, della violazione della riservatezza nonché sui diritti e doveri connessi all’uso delle tecnologie informatiche.

 

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