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Roger Waters in concerto: Us + Them tour

Roger Waters in concerto: Us + Them tour

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Eccoci qui a toccare con mano un pezzo (la metà) dei Pink Floyd, quel maledetto Roger Waters che decise negli anni ’80 di dividersi dal suo esatto complementare, alias David Gilmour, ed intraprendere la carriera solista.

Quello che si preannuncia è sicuramente l’evento tra i concerti in cartello all’Unipol Arena (Casalecchio di Reno) nel 2018.

roger waters

Lo si capisce solo dal fatto che delle due date iniziali programmate si è arrivati a 5 date consecutive (oltre le due milanesi). I biglietti per il Us + Them Tour infatti, io e mio marito Alessandro li abbiamo presi quasi un anno fa e… per pura fortuna aggiungo!

Arriva il giorno fatidico, ci siamo! Appena giunti nelle zone limitrofe si inizia a respirare un’atmosfera d’altri tempi. Sì, perchè i  sedicennni/diciottenni che affollano le arene in questo caso, hanno lasciato spazio ai loro genitori.

Si incontrano uomini in camicia con le maniche arrotolate, bikers cinquantenni con giacche di pelle, sessantenni con mogli al seguito.

Entrando dentro al palazzetto si capisce subito che il viaggio indietro nel tempo è inevitabile. Cosa ci aspettiamo? Non lo sappiamo… mai visti dal vivo i Pink Floyd ma sempre ascoltati!

Il palco è minimalista, la scenografia praticamente inesistente. Nel parterre, dove di solito campano orde di teenegers urlanti, si trovano centinaia di sedie ben posizionate dove sono accomodati quelli che hanno scelto di pogare stando seduti. La visione è strana ma chi conosce questo tipo di musica sa già cosa deve fare: stare seduto e ascoltare.

Ore 21.15 le luci si spengono: non c’è una band che attacca come per la maggior parte dei “copioni” un pezzo che scatena la folla. Escono i membri della band, poi esce lui: George Roger Waters. 

Bassista e polistrumentista, fondatore insieme a Roger Keith “Syd” Barret, Richard Wright, Nick Mason e successivamente David Gilmour, dei Pink Floyd. Forse la più grande band rock psichedelica della storia.

Pochi fronzoli, poche scenate da rockstar… Roger e la band iniziano subito a suonare e la folla si zittisce completamente, senza dubbio estasiata. L’incipit parte subito da The dark side ovvero Speak to me e Breathe, brani tratti da uno dei cinque album più famosi della storia.

Ci si rende subito conto che il livello qualitativo musicale è infinito; il pubblico è completamente avvolto nel mood musicale. One of these days, pezzo completamente strumentale, fa impallidire le più blasonate band attuali.

Loro fanno musica, emanano note e vibrazioni, gli altri gruppi fanno più che altro rumore nei live.

 Roger Waters

Tic tac, tic tac. Quarto pezzo, dal led wall gigantesco, piazzato dietro la band, si vedono orologi che scandiscono il tempo. Mio marito in un attimo ripensa a quante volte in auto, in viaggio, al lavoro, ha ascoltato nella sua vita Time. Ed è stato pazzesco per lui trovarseli davanti “dal vivo”!

A questo punto la domanda inizia a farsi largo: ok, ma nei Floyd cantavano in due. Presto detto: Jonathan Wilson, californiano classe 1974, riesce a sostituire David Gilmour. Voce e accordi vengono mantenuti sullo stile originale e il confronto riesce a pieno.

Scivolano via il reprise di Breathe e The great Gig con due coriste (munite di parrucca alla Raffaella Carrà), davvero in gamba. La band a questo punto si prende una pausa. Venti minuti di break annunciati dallo stesso Waters. Mai visto in un live sinceramente, ma da un artista del suo calibro, tutto è permesso.

Si riprende: dall’alto scende un pezzo di scenografia che si completa man mano e disegna il simbolo dell’album Animals, la centrale elettrica Battersea Power Station di Londra.

L’album, anno 1977, fu un capolavoro di denuncia sociale contro la politica britannica. Fu anche l’inizio di segnali di discordia tra i membri del gruppo che portarono all’allontanamento di Richard Wright.

 Roger Waters

Dogs e Pigs sono intervallati da pezzi video di denuncia politica che oggi hanno come bersaglio Donald Trump e la politica “tutta forza e militarismo”. Questo raffronto, tra la storia di un album come Animals, e la politica attuale americana, la troviamo un po’ fuori luogo. Le banalità delle frasi di Trump non hanno assolutamente lo stesso peso degli ideali per cui nacque quest’album.

Il pubblico rimane completamente a bocca aperta dallo show che rimpalla pezzi video a riff fantastici della chitarra solista di Dave Kilminster.

E’ il momento di due classici dei Pink Floyd: Wish you were here, cantata in origine da David Gimour ma qui sostituito da Roger Waters. A nostro parere il pezzo che gli riesce meno, questa canzone è la meno “floydeggiante” ma sicuramente la più famosa. Tutta accordi ritmici, ed un pensiero rivolto a quel Syd Barret che gli altri membri della band non hanno mai dimenticato (indimenticabile la loro dedica al Live Aid del 2005, giusto un anno prima della morte di Barret).

Another brick in the wall invece è la consacrazione di Roger Waters che chiama sul palco al ritmo di Resist un gruppo di bambini bolognesi a fare da scenografia.

 Roger Waters

Il finale del concerto è tutto ripreso nuovamente da Dark side… con pezzi memorabili come Brain damage e Confortably numb, anticipati solo da una struggente Mother che Waters dedica alla sua “passionale” madre.

Il concerto finisce nel tripudio generale di fans di diverse generazioni che finalmente hanno potuto vedere i loro idoli o perlomeno una parte di essi. Sì perchè il rimpianto rimane, quel rimpianto di non potere vedere insieme tutto il gruppo.

Dopo la morte di Wright nel 2008, come disse Gilmour, i Pink Floyd sono morti con lui. Non avrebbe senso ricomporlo senza di lui.

 Roger WatersQuesto rimpianto rimarrà sempre considerando che sia Waters che Gilmour sono in perenne tournè.

 Roger Waters

Mio marito è rimasto entusiasta da questo concerto, finalmente dopo tantissimo tempo è riuscito a vedere dal vivo un componente di una band che ama e apprezza tantissimo: davvero un viaggio nella propria giovinezza, pochi altri mi hanno suscitato emozioni simili: Queen, Dire Straits, Led Zeppelin e i Pink Floyd. Spero solo che un domani le mie due bambine possano saper trovare in casa quello che papà ha volontariamente lasciato come tracce musicali. Come i miei genitori fecero con me facendomi trovare il White Album dei Beatles o Alchemy dei Dire Straits.

…Shine on you crazy diamond!

Francesca Cirianni

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Francesca C. Mom of two girls, Reader, Breakfast and Coffee lover, Traveller.

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