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14670852_10157652283230343_627393935745353438_nSi è parlato a lungo della campagna #bastatacere nata recentemente che ha visto il susseguirsi di denunce per maltrattamenti ed abusi da parte di ostetriche, infermieri e medici nei confronti di donne partorienti.

Portavoci dell’iniziativa sono Elena Skoko e Alessandra Battisti.

Hanno tratto spunto da una recente dichiarazione dell’OMS sulla prevenzione e sulla eliminazione dell’abuso e della mancanza di rispetto per le donne durante l’assistenza al parto nelle strutture ospedaliere.

Tale dichiarazione ha evidenziato quali siano i trattamenti che le donne subiscono in un momento così delicato e personale quale appunto il parto.

Si tratta di  veri e propri abusi da vietare e tenere monitorati.

I maltrattamenti durante il parto violano il diritto costituzionale alla salute delle donne e dei bambini, che devono essere considerati soggetti di cure e non oggetti passivi di trattamenti medici.

Oltre alla dichiarazione dell’OMS, in Italia era stata condotta anche un’inchiesta nel 2013, con l’allora Ministro Balduzzi.

L’inchiesta aveva accertato un alto numero di tagli cesarei non basato sui criteri di effettiva necessità. Forse non tutti sanno che il taglio cesareo ingiustificato lede il diritto alla salute della donna e comporta, tra l’altro, un danno economico per l’erario statale.

Com’è possibile evitare tutto questo?

Sappiamo che una esperienza positiva di parto rafforza la salute psicofisica della madre e genera benefici per la salute del bambino, della famiglia.

C’è molta disinformazione in materia.

La proposta di legge sulla tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico, presentata l’11.03.2016 alla Camera.

La proposta suggerisce di vietare: 

  • di rivolgere espressioni umilianti o degradanti alla donna durante il travaglio;
  • di esprimere commenti o apprezzamenti sconvenienti sul corpo della donna.

Il documento presuppone che il personale medico sia adeguatamente informato ed informi a sua volta la gestante, in maniera completa ed efficiente su quali siano i trattamenti cui può essere sottoposta la gestante al momento del parto e sulle  conseguenze.

Tra le novità della proposta di legge è inserito:

  • l’obbligo di adottare linee guida generali,
  • modelli organizzativi che permettano il controllo e la valutazione da parte dell’utenza sia sull’azienda sanitaria che sugli operatori,
  •  l’obbligo di adottare un sistema di informazione adeguato sui servizi erogati relativi al parto, redatto in modo trasparente ed accessibile al pubblico.

Far comprendere alla gestante i rischi cui va incontro e tutte le procedure alternative possibili: affinché possa dopo aver acquisito le informazioni necessarie, scegliere consapevolmente ciò che preferisce.

Episiotomia, uso della ventosa o del forcipe, manovra di Kristeller, manovra di Valsalva, induzione farmacologica del travaglio, secondo la proposta dovrebbero essere vietate, salvo consenso della partoriente.

Diverrebbe d’obbligo per il personale medico riportare correttamente nella cartella clinica tutte le manovre e le pratiche realizzate sulla donna e sul neonato.

La proposta prevede anche il divieto di accelerare o rallentare il processo del parto o del travaglio salvo consenso, informato, della donna.

Una particolare attenzione dovrebbe essere dedicata al tema del taglio cesareo. Ed infatti nella proposta di legge, questo viene definito invasivo e pericoloso, da effettuare solo qualora ricorrano comprovati motivi di necessità clinica. Viene richiesto inoltre che le strutture si adeguino, dotandosi di protocolli per l’assistenza al parto spontaneo dopo un pregresso taglio cesareo.

Viene promosso il parto fisiologico: la modalità spontanea di evoluzione dei tempi e dei ritmi della nascita, senza interventi esterni che possano modificare, rallentare o accelerare il processo del parto.

L’OMS ha previsto le modalità assistenziali da garantire in caso di scelta del parto fisiologico.

Madre e bambino devono avere la possibilità di restare vicini e deve, essere consentita la permanenza del padre o di un’altra persona indicata dalla donna.

Discutibile la proposta di vietare il regime di intramoenia, ovvero le prestazioni a pagamento effettuate da personale sanitario scelto e pagato dalla partoriente. E’ infatti sicuramente encomiabile sperare che l’assistenza al parto possa essere garantita dal servizio sanitario nazionale.

Nella proposta sono previste quantificazioni per risarcire eventuali danni dovuti: da perdita e asportazione dell’utero, danni agli organi genitali interni ed esterni della donna, cagionati  in occasione del parto.

Ora la partoriente è titolare dei diritti fondamentali della persona, senza alcuna limitazione nel periodo del travaglio e del parto soprattutto dei seguenti diritti:

  • informazione sullo stato di salute proprio e del bambino, parto;
  • esprimere il consenso o dissenso informato libero e consapevole sui trattamenti farmacologici e medici;
  • ricevere un secondo parere medico;
  • tutela della riservatezza, di rispetto dei valori della propria cultura;
  • presenza di una o più persone a sua scelta e di ricevere visite dei familiari nel periodo successivo.

La proposta ha l’intento di portare l’attenzione sul diritto ad un’esperienza positiva del parto e della nascita e a mantenere la propria integrità psicofisica.

Vedremo quali saranno gli sviluppi futuri della normativa e i dibattiti politici connessi.

Laura Citroni

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