Elisabetta Garuffi: la stilista di Tosca Spose

Elisabetta Garuffi: dietro le quinte  di Tosca Spose

Tosca Spose realizza i sogni di tutte quelle bambine che immaginano l’abito del grande giorno. Entrare nell’atelier di Elisabetta Garuffi fa quell’effetto, ci riporta nello spazio onirico della nostra infanzia. Ma la magia non si ferma lì, perché da Tosca Spose quel disegno che avevamo in testa da piccine diventa realtà. E se non ne avevamo mai immaginato uno? Succede quello che è capitato a me, che avevo Barbie single che sulla Ferrari caricava il cagnolino, non il prestante Ken. Se non ci siamo mai immaginate in abito da sposa, ci pensano Elisabetta e il suo team. Bastano pochi minuti o tanti giorni  per capire, per sapere, per trovare il proprio abito, per realizzarlo da e con Tosca Sposa.

 Elisabetta Garuffi

Vi accompagnamo nel suo atelier, nel centro storico di Bologna, e scopriamo da Elisabetta come ha iniziato a disegnare abiti, come è nato Tosca Sposa e cosa succede dietro le quinte dei nostri sogni.

Partiamo dalla domanda più facile: come è nato Tosca Spose?

Se ti racconto la storia intera, Tosca Spose in realtà nasce a Rimini. Ho iniziato lì insieme a una mia amica, dopo aver fatto il corso di moda. Ci sembrava che il mondo della sposa avesse bisogno di un po’ di novità. Fino a quel momento c’era stato essenzialmente il cosiddetto “abitone meringa”, pieno di fiorellini sparsi in qua e in là. Noi quindi abbiamo capito che avremmo dovuto dire la nostra in questo campo: ci siamo messe a disegnare abiti da sposa e abbiamo aperto il nostro negozio a Rimini.

Io poi mi sono trasferita a Bologna per seguire mio marito e per un periodo ho fatto la pendolare. Mi ero organizzata che in casa cucivo i campionari e nel fine-settimana, quando si tornava a casa, a Rimini, li portavo in atelier.

Appena ho potuto mi sono messa a cercare il negozio a Bologna.

E un giorno sono entrata qui –indica l’atelier– per farmi fare un ricamo da Agostino, che qui aveva il suo laboratorio. Io volevo un ricamo un poco particolare che lui si rifiutava di fare perché complicato e perché mi sarebbe costato troppo. Parlando, mi disse che voleva affittare questi spazi. 

Dopo che ero stata qui, mio marito mi disse che sembrava avessi visto Dio… e in effetti era quasi così: in realtà, ero appena stata nel luogo dove mia madre veniva alle sfilate della De Maria (storica sartoria di Bologna ndr) e acquistava i modelli da cucire

Quindi dopo qualche mese ho aperto qua, mi sono messa in proprio, e nel 1993 è nato l’Atelier Tosca. 

Ho dedicato il brand a mia madre, che si chiamava Tosca: lei è stata la mia prima insegnante.

La interrompo: deve essere stato molto bello..

Molto. La nostra casa era divisa in due: metà abitazione e metà sartoria. Mia madre utilizzava due stanze abbastanza grandi del nostro appartamento per il suo lavoro. In una stanza faceva le prove, nell’altra aveva cuciva.

Quella è stata la vera scuola, immagino.

Sì. Mi piaceva tantissimo seguire le prove, cioè quando le signore erano lì, indossavano l’abito che mia madre stava cucendo e provavano di qua e di là … io mi ricordo che già alle elementari volevo dire la mia, davo pareri: “mamma fai così… ma dovresti fare cosa!”.

Come nasce una collezione?  Non chiedo solo dell’idea dei vestiti, delle loro linee e dei tessuti, ma anche dei nomi. Nomi degli abiti e nomi della collezione. Penso a quella Senza fine i cui vestiti portano si chiamano come i titoli della (storica) canzone italiana!

Quella dei nomi è stata una cosa che è nata quando abbiamo iniziato a proporre Tosca Spose alle fiere internazionali. Ho proprio sentito il bisogno di descrivere, di raccontare una storia anche nel nome dell’abito, di far sognare la ragazza anche attraverso il nome del vestito. 

 Elisabetta Garuffi
Io che amo solo te

A volte il tema nasce prima, a volte nasce anche a collezione finita. Nel 2019, per esempio, l’idea delle canzoni è nata a collezione finita. Volevamo trovare un tema che fosse un po’ leggero, fresco e che evocasse le cose delle passate. Avendo dato i nomi dei film negli anni passati, ci sembrava che il mondo delle canzoni fosse una cosa bella e adatta. Inoltre, volevamo dare l’idea di una collezione che durasse per sempre…  da qui il titolo Senza Fine della canzone di  Gino Paoli.

Con grande sorpresa, abbiamo visto che i temi che diamo ogni collezione stupiscono molto. In fiera i giapponesi mi chiedono sempre perché ho dato quel nome a quell’abito e la storia che c’è dietro. 

Le spose solitamente preferiscono prendere un abito così com’è o chiedono di apportare delle modifiche per renderlo il più personale possibile? Nelle loro scelte, oggi, quanto sono determinanti i modelli imposti/proposti dalle influencer?

C’è un po’ di tutto. C’è la ragazza che vuole quell’abito e desidera avere quell’abito lì, quindi cerca il più possibile di lasciarlo così come lo ha visto.. oppure ha necessità di personalizzarlo. Quindi questo è un servizio che noi facciamo e con molto piacere, perché vuol dire ogni volta far uscire una sposa unica. L’idea di far uscire abiti in serie non ci piace.

 Elisabetta Garuffi

La interrompo: mi chiedevo nelle scelte attuali le spose di oggi quanto sono determinanti i modelli imposti / proposti dagli influencer? Per esempio, dopo il matrimonio di Fedez e di Chiara Ferragni avrete ricevuto richieste di abiti del genere.

In realtà no. Da Tosca Spose non entra la ragazza che chiede quell’abito li. Però ho notato una cosa: un abito che noi abbiamo realizzato con un macramè abbastanza geometrico, cioè un pizzo che casualmente assomigliava un po’ a quello stile, è piaciuto tantissimo. Qualcheduna, invece, magari notava una leggera somiglianza e – devo dirti la verità mi dispiace per proprio la Ferragni – ma mi diceva: “No, è troppo simile alla Ferragni, io non ne voglio sapere”.  

Richieste di quello stile da noi non sono mai arrivati. Piuttosto mi capita che le future spose sentano le  influenze  delle grandi case di moda (anche fast fashion) che fanno tanta pubblicità, che influenzano e condizionano molto le ragazze attraverso una forte comunicazione sui social.

Come ti comporti se l’abito che la sposa ha scelto (secondo te) non le si addice?

È chiaro che si cerca sempre di assecondare il gusto e i desideri, ma se non si addice, sopratutto nella forma, e non la valorizza, si cerca in modo carino, delicato, di proporre una cosa diversa e magari viene da solo il riconoscimento dell’abito più adatto.

 Elisabetta Garuffi

Io, inoltro, ascolto molto e ovviamente mi piace proporre, dare anche una certa sicurezza. Ci sono ragazze che si affidano totalmente, altre che magari hanno una personalità più sicura e decisa e arrivano con una loro idea. Quindi si lavora insieme al loro abito, affinché sia unico.

L’obiettivo è che la sposa dica: “Sì, questo è il mio abito!”. Cioè, nessuna sposa esce da Tosca Spose pensando che avrebbe voluto indossare un altro vestito il giorno del proprio matrimonio!

Spose famose ne hai vestite?

Spose in quanto tali no, ma Vanessa Incontrada ha indossato un abito di Tosca Spose per una puntata di Zelig in cui faceva una scena di matrimonio con Claudio Bisio; ho vestito Natasha Stefanenko per una trasmissione in televisione e una cantante lirica giapponese che si esibiva a Milano. Per rispondere alla tua domanda, spose del jet-set non ne ho avute! Ho però seguito un matrimonio al Cairo, molto molto importante. La mia cliente veniva proprio dal’Egitto a fare le prove da Tosca Spose. Ho realizzato quattro abiti per lei per quattro situazioni diverse: una era il matrimonio della sorella, una il matrimonio del fratello, una il suo matrimonio e una (purtroppo) il suo secondo matrimonio. 

Parliamo della novità. Da qualche mese è partito un progetto con tuo marito, Paolo Cevoli (il celebre comico, sì, non un omonimo ndr). Vi abbiamo visto scherzare e iniziare a raccontare insieme la storia di Tosca Spose e questa “nuova impresa che -come avete detto voi- è come un figlio”: TiconoscoMaskerina.

L’dea è nata come abbiamo raccontato, veramente! Durante il lockdown, eravamo noi due soli  in casa tutti i giorni tutto il giorno. Paolo, che è un tipo che non sta mai fermo, con la mente sempre attiva, mi propone di fare qualcosa insieme. Abbiamo quindi unito  i nostri due mondi e quello che ci accomuna. Sai cosa ci unisce? il riso. Il riso della comicità e il riso che si lancia agli sposi.

E così è nata TiconoscoMaskerina, un brand di piccoli pezzi d’abbigliamento, i cui primo prodotti sono le mascherine. Seguendo la necessità del momento, mi sono subito messa a creare mascherine per gli abiti di Tosca Spose. Sono mascherine di alta moda da indossare nelle occasioni importanti e nelle cerimonie. 

Oltre a questo, che è un po’ il mio mondo, c’è anche quello di Paolo, perché TiconoscoMaskerina è anche uno spettacolo, un Web Family Show che si trova qui, su You Tube.

Un consiglio per le donne che iniziano ora a pensare al proprio abito, che hanno cominciato a guardarsi intorno: quali sono i modelli più in voga?

Parlo per il mio mondo, che si sgancia dalle proposte dei grandi marchi.

Quest’anno abbiamo abiti molto leggeri, con delle sovrapposizioni di pizzo, che sono un po’ una novità per Tosca Spose. Io ho sempre fatto abiti un po’ più scultorei e strutturati.  Nella collezione Opera voluto un po’ alleggerire questa immagine. Il pizzo, però, l’ho utilizzato in modo un po’ particolare, con delle sovrapposizioni. Ci sono anche pizzi a righe, un po’ particolari, che si contrappongono ai disegni più classici.

La nostra, quindi, è una sposa molto leggera e molto femminile, che ha anche delle belle scollature sulla schiena. Non mancheranno comunque abiti sempre un po’ strutturati e con il dettaglio forte, che è la cosa che ci ha sempre caratterizzato, quindi o il fiocco o il fiore particolare.

Il mio coniglio, invece? Andate da Tosca Spose e fate l’abito con Elisabetta. Io ci sono passata e, che dire? Mi risposerei domani solo per quello!

Caterina e Margherita Pascale Guidotti Magnani

 

Caterina Pascale Guidotti Magnani

Non ho filtri, perché dico tutto quello che mi viene in mente, ma lo faccio sempre con gentilezza. Credo che l'educazione e la cultura siano alla base della civiltà. Storico dell'arte con una grande passione per i foulard, li tratto con il rispetto che si deve ai grandi capolavori.

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