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La dolcezza dei narcisi

La dolcezza dei narcisi

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Spuntano timide dal terreno, le foglie dei Narcisi, come fili d’erba nastriformi, seguite dai boccioli inizialmente chiusi in un abbraccio di petali, serrato a difesa del freddo che ancora imperversa, destreggiandosi tra pioggia e vento gelido.

Poi d’incanto, strizzano l’occhio al primo tiepido sole, le foglie si distendono e i fiori schiudono la loro bellezza.

Ed è allora che si comprende davvero, che l’inverno sta per cedere il passo alla primavera.

I Narcisi, fiori rustici (nel senso che sopportano il freddo) e amanti del sole, poco si prestano ad essere utilizzati come fiori recisi e questo secondo me, restituisce loro la dignità della Natura, quella con la N maiuscola, permettendo, di assecondare il reale avvicendarsi delle stagioni. Questo ovviamente vale per i bulbi lasciati a dimora in giardino o anche in vaso, all’esterno.

È comunque normale cedere alla dolcezza degli adorabili Narcisi in miniatura, ormai in commercio da anni.

Le dimensioni contenute degli steli e i fiori così piccini da farli apparire golosi bon bon, hanno il vantaggio di consentire il loro ingresso in qualunque abitazione, trovando un posticino sul piano della cucina, sulla scrivania e perché no, sulla tavola pasquale come delicati ospiti rispettosi del dress code.
In questo caso, probabilmente la fioritura sarà più breve rispetto ai cugini campagnoli e gli steli inizieranno precocemente ad ingiallire. Ciò dipende anche dal fatto che si tratta di piante sottoposte a forzatura al fine di anticiparne la schiusura dei fiori.

Ad ogni modo, possiamo prenderci cura dei bulbi, nell’attesa di una nuova primavera, andando a recidere il fiore appena appassisce e il resto della vegetazione una volta seccata, per poi irrigare con apposito fertilizzante.

Ogni due o tre anni, sarà anche possibile (o necessario), estrarre dal vaso i bulbi in estate, e dividerli, separando cioè, i nuovi bulbilli che si saranno sviluppati. Questi andranno messi altrove oppure mantenuti insieme, ma in un contenitore più capiente, utilizzando un terriccio non troppo soffice, magari con l’aggiunta di ghiaia sul fondo.

La medesima operazioni vale anche per quelli che giacciono in giardino.

Io, tuttavia, appartengo alla stirpe dei giardinieri pigri, ossia quelli che intervengono solo ove indispensabile e laddove l’intervento porti ad un risultato che la natura stessa avrebbe creato.

Insomma, avete capito come va a finire.

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