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Oriana Fallaci

Oriana Fallaci

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Oriana Fallaci nacque a Firenze il 29 giugno 1929, durante i primi anni del potere mussoliniano.

Nel corso della sua giovinezza lo stato politico e sociale dell’Italia ebbe un notevole influsso sulla sua vita e sulla sua futura carriera di giornalista e scrittrice.

Quando l’Italia decise di entrare attivamente nella Seconda Guerra Mondiale, Oriana Fallaci aveva poco più di dieci anni. Si unì al padre nel movimento clandestino di resistenza e divenne membro del corpo dei volontari per la libertà contro il Nazismo.

A quattordici anni, ricevette un riconoscimento d’onore dall’Esercito Italiano per il suo attivismo durante la guerra.

Dopo il conflitto, e dopo la maturità classica, decise che avrebbe dedicato la propria vita alla scrittura.

Divenne cronista del “Mattino dell’Italia Centrale” , nel 1950, debuttò prima in “Epoca”, diretto dallo zio Bruno Fallaci, e poi all’”Europeo”, a partire dal 1953.

Nello stesso decennio, la giornalista compie i primi viaggi negli Stati Uniti, dove poi si trasferirà definitivamente.

Oriana Fallaci
Pic from Pinterest

Alcuni dei suoi più famosi romanzi sono ambientati proprio negli Usa  e raccontano  i diversi aspetti di un Paese così controverso quanto attraente.

Durante l’intera carriera giornalistica, ha intervistato figure del calibro di William Colby (direttore della Cia), Ali Bhutto(primo ministro pakistano), l’Ayatollah Khomeini dell’Iran, Yassir Arafat, Von Braun e molti altri, raccogliendo poi tutte le conversazioni nel libro “Intervista con la storia”(1974).

Negli anni ’60, con lo scoppio della Guerra del Vietnam, partì per commentare in diretta i fatti  accaduti a Saigon e dintorni.

Rimase lì per anni, scrivendo un lunghissimo resoconto, una sorta di  diario in cui sono annotò tutti i terribili momenti della guerra più sanguinosa del XX secolo, “Niente e così sia”.

E’ invece durante gli anni ’70 che  Oriana Fallaci incontrò l’uomo che più ha amato durante la propria vita, dopo suo padre Edoardo: Alekos Panagulis, dissidente greco che organizzò un attentato contro il dittatore del proprio Paese.

I due vissero insieme per qualche tempo, fino al giorno in cui l’uomo è stato ucciso da alcuni uomini politici.

Destò poi scalpore la sua presa di posizione contro l’aborto, resa esplicita dall’uscita del breve, ma intenso, romanzo “Lettera a un bambino mai nato”, nel 1975.

Rimarrà in silenzio nell’ultimo decennio del secolo, per poi alzare nuovamente la voce dopo i tragici fatti dell’11 settembre.

Scrisse un lunghissimo articolo sul “Corriere della Sera” del 19 settembre, in cui raccontò la propria esperienza di spettatrice del crollo delle Twin Towers e accusò la civiltà occidentale di non difendere le proprie radici e permettere simili catastrofi.

Accusò inoltre la civiltà islamica, di cui alcuni esponenti fondamentalisti erano colpevoli della strage di quel famoso giorno di settembre.

Seguì una trilogia che la portò persino in tribunale, con l’accusa di antisemitismo e razzismo, e “grazie” alla quale ricevette minacce di morte.

Scrisse fino alla morte, il 15 settembre 2006, a causa di un tumore.

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