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L’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio

L’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio
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L’Arminuta, un romanzo che vive aldilà del dolore e della sofferenza nel vuoto dell’abbandono

L’Arminuta è un libro che si legge tutto di un fiato e, sinceramente, non sarei riuscita a fare una pausa.

Un condensato di profonde, struggenti emozioni nelle 150 pagine del libro scritto da Donatella Di Pietrantonio che colpisce il cuore con uno stile di linguaggio che, in alcuni tratti, è vera poesia.

Ambientato in un piccolo paese dell’Abruzzo degli anni 70, la narrazione è in prima persona, un romanzo che parla di famiglia, di povertà, ma soprattutto di maternità che alla protagonista è stata negata due volte, a sei mesi dalla madre biologica e a 13 anni dalla madre adottiva.

Lo considero un libro anche terapeutico, per la sua capacità di scandagliare i sentimenti che toccano le corde più profonde della sfera emozionale.

Un libro che consiglio a tutti.

“Restavo orfana di due madri viventi. Una mi aveva ceduta con il suo latte ancora sulla lingua, l’altra mi aveva restituita a tredici anni. Ero figlia di separazioni, parentele false o taciute, distanze. Non sapevo più da chi provenivo. In fondo non lo so neanche adesso.”

L'Arminuta

Trama

E’ una storia di resilienza alla sofferenza per un doppio trauma che coinvolge una ragazzina di 13 anni.

Orfana di due genitori viventi, scoprirà infatti che a soli sei mesi era stata data a un’altra mamma, Adalgisa, una lontana cugina.

L’Arminuta, così si chiamerà per tutta la narrazione e che in dialetto abruzzese significa la ritornata, dall’agiatezza di una casa confortevole, il mare, la scuola con le amiche di sempre, il corso di danza e di nuoto, l’affetto dei genitori o per lo meno quelli che riteneva tali, si trova di punto in bianco in un’altra famiglia.

Con una valigia in mano e una sacca per le scarpe, viene catapultata in una misera realtà.

La casa è umile con la camera da spartire insieme ai suoi numerosi fratelli e dove non c’è nemmeno un letto per lei.

Si vedrà costretta a condividere con sua sorella Adriana lo stesso letto e per starci, si metteranno una al contrario dell’altra, in un testa-piedi vicendevole.

Per l’arminuta inizia una nuova vita, con una madre che non l’abbraccia, un padre che non parla, i fratelli che la guardano in modo ostile, quasi fosse un’ aliena giunta da chissà quale pianeta.

Solo con Adriana, più piccola di lei ma esperta in quella vita di miseria, instaura un rapporto di sorellanza che alla fine sarà la sua ancora di salvezza e per Vincenzo, il più grande dei fratelli che già la vede come una donna.

“Mia sorella. Come un fiore improbabile, cresciuto su un piccolo grumo di terra attaccato alla roccia. Da lei ho appreso la resistenza. Ora ci somigliamo meno nei tratti. Ma è lo stesso il senso che troviamo in questo essere gettato al mondo. Nella complicità ci siamo salvate”.

Per tutto il libro l’arminuta non perde mai la speranza che questa fase della sua vita sia solo transitoria e che Adalgisa tornerà presto a riprenderla.

Ne è convinta, ma intanto ha bisogno di sopravvivere al vuoto, all’abbandono di due mamme che le hanno girato le spalle, senza fornire nessuna spiegazione.

Deve ritagliarsi una posizione in quella casa, nella famiglia di origine, scoprire perché è stata abbandonata e perché è stata restituita.

La vita poi le offrirà un riscatto per merito della sua insegnate che convincerà i genitori a farle proseguire gli studi nella scuola superiore in città, la stessa città dove ha vissuto per i primi 13 anni e scoprirà attraverso Adriana la verità.

“Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza. E’ un vuoto persistente, che conosco ma non supero. Gira la testa a guardarci dentro. Un paesaggio desolato che di notte toglie il sonno e fabbrica incubi nel poco che lascia. La sola madre che non ho perduto è quella della mie paure.”

Un breve cenno sull’Autrice

Donatella Di Pietrantonio vive a Penne, in Abruzzo, dove esercita la professione di dentista pediatrico.

Ha esordito con il romanzo Mia madre è un fiume (Elliot 2011, Premio Tropea)

Con il suo secondo romanzo Bella mia (Elliot 2013, Einaudi 2018), ha partecipato al Premio Strega 2014 e ha vinto il Premio Brancati e il Premio Vittoriano Esposito Città di Celano.

Con L’Arminuta, tradotto in 23 Paesi, ha vinto il Premio Campiello 2017.

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Carla Zanutto

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Carla Zanutto Mi occupo di fitness. Sono mamma e nonna. Ho tre Labrador e un'adorabile meticcia. Da 6 anni faccio parte del Pengo Life Peoject, un progetto italiano per la tutela e la salvaguardia dell'Elefante Africano in Kenya. Nel tempo libero mi trovi incollata tra le pagine di un libro.

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