Cultura

Margherita Turazza tra Arte Orafa e Arte Sacra

Margherita Turazza designer di Arte orafa e scultrice di Arte Sacra

margherita turazza

Non solo gioielli: modellista e scultrice, Margherita Turazza è un’Artista di grande talento, creatività e sensibilità artistica. Veneziana di nascita e trevigiana di adozione, lavora dal 1989 come designer di gioielli nel suo laboratorio a Mogliano Veneto.

Margherita come nasce la sua vita artistica e perché ha scelto l’arte orafa? Come si diventa orafi?

Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia di “artisti” (mio padre pittore e scultore, ed il nonno paterno, scultore d’arte sacra).

Mi ritengo molto fortunata perché, l’arte del fare, in tutte le sue forme, dà una grande soddisfazione, sviluppa una struttura interiore, rafforza la sensibilità e l’autostima, dà un senso di appartenenza e molto altro, quindi averla potuta “apprendere” fin da piccola, è stato per me un grande dono.

Amo la natura, da cui traggo costantemente ispirazione. Essa è la perfezione, l’assoluto equilibrio tra forme e colori, e le gemme e i metalli preziosi (che provengono dal ventre della terra) mi hanno sempre affascinato. Da qui la scelta di iscrivermi all’Istituto Statale d’Arte con indirizzo Arte dei Metalli e dell’Oreficeria.
Mi sono diplomata con il massimo dei voti e poi negli anni ho frequentato numerosi corsi di specializzazione del settore orafo.

Credo che ogni gioiello racconti una storia nata dalle mani di chi l’ha creato, ma come nasce la progettazione di un gioiello e che emozione le scatena la sua realizzazione?

Le realizzazioni per il negozio raccontano un mio particolare momento di vita, tutto mi ispira, forme, colori, movimenti. Ogni cosa che il mio occhio cattura viene automaticamente elaborato per essere trasformato in gioiello, pertanto il sistema per riequilibrarmi e maggiormente ispirarmi, è entrare in contatto con la natura e il sapermi ascoltare.
Il gioiello su commissione invece segue un altro canale, ossia devo entrare in contatto con il cliente e capire il più possibile cosa desidera e soprattutto quello che desidera.

Ciò che mi viene riconosciuto e che mi da tanta soddisfazione, è la capacità di interpretare i suoi desideri, che non sempre sono cosi espliciti: è una collaborazione vera e propria , uno scambio essenziale di informazioni. Questa è la fase iniziale, importante tanto quanto una perfetta realizzazione a livello qualitativo, tutto il resto lo fanno gli anni di esperienza.
Al momento della consegna, la mia gioia più grande è cogliere l’espressione nel volto del cliente, vederlo sorpreso, entusiasta e alle volte persino commosso. E’ meraviglioso contribuire anche se in minima parte alla felicità di una persona.

Margherita Turazza lei è un’artista poliedrica: non solo crea gioielli, ma è anche scultrice. L’opera d’Arte da lei realizzata che riproduce il volto del “Cristo” di San Domenico, è esposta nel Museo Diocesano di Chioggia.                                                                             La mostra, tenutasi l’1 giugno nella galleria d’Arte G1 che espone il percorso emozionale e tecnico della realizzazione, ha avuto un grande riscontro.                          Come sono nati in lei il desiderio e l’ispirazione di realizzare un’opera di Arte Sacra?

La curiosità di visitare Chioggia viene da letture varie, tra cui quelle del mio concittadino Giovanni Comisso (scrittore dei primi 900) che tanto amava e conosceva la città e i suoi abitanti, per lo più pescatori.
Partendo dalla Chiesa di San Domenico, situata nell’omonima isola, sono rimasta affascinata dal grandioso (5 mt x 3,50) Crocifisso ligneo con il Cristo “doloroso” risalente al 1200. Simulacro della popolazione Chioggiotta veniva portato in processione lungo il Corso e sulle barche per la benedizione al mare.
Caratteristica importante è la dualità che riscopriamo nel volto osservandolo da varie prospettive, doloroso e morente da un lato, rasserenato e dolce se osservato dal lato opposto.

margherita turazza

Oltre alla potenza iconografica, sono rimasta fortemente colpita dalla sua sofferenza, l’ho sentita addosso, ho percepito la sua capacità di sopportare il dolore. Fin da subito ho intrapreso un dialogo con Lui: un percorso introspettivo che mi ha fatto molto pensare a come affrontiamo le difficoltà quotidiane. Da qui la frase che segna tutto il mio percorso “Colsi il suo sguardo e sentii di voler fare qualcosa per Lui”.

margherita turazza

Questo qualcosa è stato tradotto in una scultura che è stata donata all’allora Vescovo Adriano Tessarollo e che, a sua volta, mi ha fatto un meraviglioso dono volendola custodire all’interno del Museo Diocesano.
Auspicavo che questa mia Opera potesse contribuire alla visibilità del capolavoro ligneo e alla promozione della cultura della città. Credo, visto la risonanza che ha avuto e il riscontro dell’affluenza alla mostra, di esserci riuscita.

Da questi 15 giorni di esposizione, ancora una volta mi porto a casa tante emozioni, racconti e ricordi delle persone, che oltre ad aver apprezzato l’Opera in sé, hanno percepito e condiviso un sentire profondo.

Che cos’è per lei l’Arte?

Per me arte è l’espressione dell’abilità creativa nell’interpretazione personale, deve rappresentare la bellezza e indurre ad emozionare.

Altri progetti per il futuro?

Continuare con la ricerca di nuovi linguaggi espressivi, ma anche ampliare e instaurare nuove sinergie e condivisioni.

Carla Zanutto

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