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Il mestiere del genitore

Il mestiere del genitore

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Da quando sono nonna, mi capita spesso di pensare a quanto è complicato svolgere il mestiere del genitore.

Quando le mie figlie erano piccole spesso lo pensavo.

Immersa nel complicato lavoro di “mamma full time”, sopraffatta dalla  frenetica quotidianità e sommersa da mille dubbi e poche certezze, perennemente stanca e come unico sostegno il mio istinto, pensavo spesso che essere genitore fosse veramente difficile, mentre ora, osservando le nuove generazioni di figli che sono: tecnologiche, dinamiche e social, non solo risultano molti passi avanti rispetto alla generazione delle mie figlie, ma mi fanno sostenere con maggior convinzione che essere genitore, di questi tempi, sia complicatissimo!

Il genitore è un educatore e approcciarsi con maturità e coerenza verso i propri figli super tecnologici, risulta molto impegnativo, perché le novità sono all’ordine del giorno: nuove app, nuovi strumenti, nuovi linguaggi, nuove metodologie comunicative…fantascienza veramente!

Sicuramente risulto un po’ anziana, con queste valutazioni…bhè in realtà lo sono, ma di una cosa sono certa, ci sono dei fondamentali educativi che valgono ieri come oggi e varranno sempre.

L’autostima, ad esempio, da trasmettere ai figli in ogni modo perché devono e dovranno affrontare la vita anche attraverso le sconfitte e, se a noi genitori risultano poco importanti, per loro sono tragedie e l’errore più grande che si può commettere come genitore è: fingere che non siano mai accadute.

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Per questo vi voglio segnalare il libro di Roberto Gilardi, formatore e professore in Scienza della Formazione dell’Università di Trento, autore di Quando manca l’appalauso. Come aiutare i nostri figli ad affrontare l’insuccesso (Franco Angelo editore).

Nel libro Gilardi sostiene che il “palazzo” dell’autostima dei propri figli si costruisce su otto pilastri:

primo, la legittimazione: l’insuccesssso va riconosciuto, è inutile reagire dicendo “Dai non prendertela, non fa nulla”, meglio condividere la gravità del momento negativo.

secondo, il modeling: la reazione che un bambino ha di fronte ad una “catastrofe” spesso è identica a quella dei genitori. Mamma si abbuffa di dolci perchè al lavoro è andato tutto storto? Probabilmente il suo bimbo farà la stessa cosa.

terzo, la narrazione: recuperare “storie di brutti anatroccoli” diventati “cigni” aiuta i figli ad avere fiducia in se stessi.

quarto, le rassicurazioni: “Ok, questo compito è andato male, ma se lavorerai sodo vedrai che il prossimo andrà meglio”. Ecco come le parole di conforto vanno indirizzate al futuro.

quinto, l’immedesimazione: è solo quando riesce a capire cosa passa nella testa del figlio che un genitore potrà essergli di aiuto.

sesto, la sicurezza: si trasmette con l’accompagnamento: una sfida è più facile da affrontare con qualcuno al fianco, il papà, la mamma o l’amico del cuore.

settimo, la divergenza: è la fantasia che mamma e papà devono avere per trovare una strada diversa: la matematica è una noia mortale? Servono idee per renderla divertente.

ottavo, la ricostruzione: per ritrovare la motivazione e l’entusiasmo iniziale. Funziona per esempio, di fronte al crollo di una passione, come lo sport o la musica.

 

Fonte: settimanale D

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Carla Zanutto Mi occupo di fitness. Sono mamma e nonna. Ho tre Labrador e un'adorabile meticcia. Da 6 anni faccio parte del Pengo Life Peoject, un progetto italiano per la tutela e la salvaguardia dell'Elefante Africano in Kenya. Nel tempo libero mi trovi incollata tra le pagine di un libro.

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